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Cosenza, il portiere Ravaglia: “Questo sono io”

Nel calcio, il ruolo del portiere è da sempre considerato determinante per gli equilibri di una squadra. Il portiere deve trasmettere certezze ai propri compagni. E’ colui che deve anche sopperire agli errori del reparto difensivo ma anche dell’intera squadra. E per questo motivo che l’errore del portiere è più vistoso perché se il portiere sbaglia sono dolori. Un buon portiere deve possedere tante qualità: essere una persona autorevole, non deve farsi intimidire dagli avversari, ma principalmente deve trasmettere tranquillità.

Quante di queste caratteristiche sono attribuibili a Nicola Ravaglia? Tante diciamo noi. Giornata dopo giornata il portiere del Cosenza sta dimostrando tutte le sue qualità, sia come uomo che come atleta. I tifosi di fede rossoblu lo apprezzano. Eppure non era facile sostituire il suo collega Pierluigi Frattali. Nonostante ciò, pian piano Nicola è riuscito a ritagliarsi un suo spazio ed entrare nel cuore dei tifosi. E’ appena terminata la seduta di allenamento e ci diamo appuntamento nella sede sociale per approfondire la conoscenza dell’uomo Ravaglia. Ci sediamo ed iniziamo la simpatica conversazione.

Come diventa Nicola Ravaglia portiere?

<Mi avvicino al calcio nel quartiere del mio paese Pianta, un quartiere di Forlì. Sinceramente non mi interessava il calcio ma gli amici mi spinsero a tirare qualche calcio al pallone. Senza un motivo provai a giocare in porta e da quel momento non ho più abbandonato questo ruolo. Onestamente mi è piaciuto subito anche perché mi differenziavo dai mie compagni: maglia di colore diverso, cappellino, guanti, accessori che solo un portiere può avere>.

 

Inizia quindi il tuo percorso sportivo.

<Il settore giovanile parte da Cesena che posso considerare la mia seconda casa. All’età di 12 anni mi trasferisco nella cittadina romagnola. A 18 anni faccio il mio esordio in serie B. Con il Cesena prima squadra ho trascorso quattro stagioni: uno di C1 dove abbiamo vinto anche il campionato con alla guida mister Bisoli, due di serie B ed uno di serie A>.

Il 10 settembre 2011 fai il tuo esordio in serie A contro il Napoli. La partita termina 3 a 1 per i partenopei con la prima rete realizzata da Lavezzi. Cosa hai provato quando hai saputo che avresti esordito nella massima serie?

<Mi ricordo perfettamente. Si era appena chiuso il mercato. I due portieri del Cesena erano io ed Antonioli. In occasione della ripresa dell’allenamento, in vista della partita contro il Napoli, Francesco non si presentò a causa di un dolore al polpaccio e da lì iniziai a capire che domenica sarebbe toccato a me. La fortuna è che ho avuto praticamente tutta la settimana per prepararmi psicologicamente e quindi le emozioni sono state spalmate>.

Cesena, Poggibonsi, Viareggio, Spal, Vicenza, tutte compagine del nord. Poi è venuta la chiamata da parte del Cosenza Calcio. Com’è avvenuto il contatto?

<Io rientravo da Vicenza a Cesena per fine prestito. Praticamente non rientravo più nei piani della mia squadra di appartenenza. Il Parma propose al Cesena il cambio con Cascione e così mi sono trasferito a Parma. Con la società ho sottoscritto un contratto triennale. Successivamente desideravo fare un’esperienza sportiva al sud  perché mi mancava. Il Direttore  Sportivo Meluso si è subito fatto sotto proponendomi di scendere a Cosenza. Io Cosenza la conoscevo come piazza molto importante. Sapevo il blasone di questa società ed ho subito ho accettato la proposta>.

Si parla spesso di differenze tra nord e sud a livello sportivo. Secondo te è vero?

<Sicuramente si. Io ho giocato al nord anche in piazze importanti ma il calore che ti trasmette il tifoso del sud è unico. Ma la cosa non è solo limitata alla partita, ma nell’insieme. A Cosenza si vive la partita per tutta la settimana, specialmente quelle partite considerate di cartello. Ho avuto modo di vedere foto ed immagini della partita del centenario e quelle sono esperienze uniche>.

 

Si dice che per un giocatore le cose più belle devono ancora accadere, ma in questa prima fase del campionato qual è la parata o l’intervento che ricordi con piacere.

<Certamente ricordo molto volentieri il rigore parato a Corona in occasione di Cosenza Messina>.

Per un atleta, anche la famiglia riveste un ruolo molto importante. Parlaci della tua.

<Io ho la fortuna di avere due genitori eccezionali, Ebro e Donatella che mi hanno sempre indirizzato sia nello studio che nel calcio. I loro consigli sono stati e sono preziosi per me>.

In questo momento com’è la tua situazione sentimentale?

<Al momento sono single. La mia compagna è la valigia. In futuro vedremo>.

Oggi è il tuo compleanno. Come lo trascorrerai?

<Non farò niente di particolare. Sarebbe stato bello festeggiarlo con i familiari e gli amici a casa. Lo farò con qualche compagno>.

 

(ilcosenza.it – Sito ufficiale)