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Paletta, l’oriundo che porta la Calabria ai Mondiali: “Ho realizzato il sogno del mio bisnonno”

Una storia come tante, che trova l’elevazione fino all’eccellenza sulla strada di un’identità mai persa.
Quella di Gabriel Paletta è una favola che nasce a Savelli, in provincia di Crotone. Un paesino silano, da cui suo nonno Vincenzo emigrò per cercare fortuna in Argentina.
Oggi, il difensore del Parma, è il quarantaduesimo oriundo della storia della nazionale italiana ed è l’unico pezzo di Calabria presente nei ventitré convocati dal ct Prandelli.
Sono lontani i tempi del 2006, quando Perrotta, Iaquinta e Gattuso sollevarono la Coppa del mondo.
Ultimo di quattro maschi, nati da Hugo, camionista, e Isabel, casalinga. Come tanti altri “calabresi lontani da casa” Paletta cresce a Longchamps, vicino Buenos Aires. Suo fratello Hectorè un arbitro professionista in Argentina, gli altri due Ariel e Daniel sono rispettivamente magazziniere e preparatore nel Racing.
I primi calci con l’Esperenza, gli inizi con il Banfield con un treno preso ogni giorno per raggiungere la destinazione degli allenamenti lontana da casa e i soldi del primo contratto girati alla famiglia.
E’ un calabrese, Paletta, di quelli all’antica. Zero tatuaggi, zero orecchini. Da quattro anni è il leader del Parma, dopo aver indossato le prestigiose maglie di Boca Juniors
“Sono cresciuto in Argentina – ha detto – ma mi sento italiano in nome del mio bisnonno. Sognava che i suoi figli sarebbero tornati in Calabria con qualche soldo in più per dire che lui ce l’aveva fatta. Vestire l’azzurro mi permette di realizzare quello che sarebbe stato il suo desiderio. Ho studiato l’inno. Il finale .. siam pronti alla morte, l’Italia chiamò… mette i brividi”.