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Basket, DNA, il punto: Viola, bella senz’anima?

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Steccare la prima, soprattutto in casa, non fa mai piacere, tanto più se cade anche il tabù dell’inviolabilità del parquet reggino da parte di Agrigento.

La Viola vista al “Botteghelle” è riuscita ad essere un compendio di positività e aspetti negativi, di respiri di ottimismo e ombre di problematiche da risolvere.
Diciamo subito e a scanso di equivoci che alla squadra deve essere dato il tempo di crescere in pace, il campionato non è facile e gli avversari spesso sanno il fatto loro.
Quanto visto al cospetto di Agrigento, però, deve fare riflettere a lungo coach Bolignano e lo staff tecnico in generale. La compagine allestita dal Presidente Muscolino ha caratura tecnica interessante in tutti i reparti, ma lamenta una evidente scarsa profondità di panchina. Bolignano ha utilizzato sette giocatori in tutto e, in prospettiva bisogna tener conto adeguatamente anche degli anni di Caprari (classe ’76), il quale ha – però – garantito energia e anima ai nero arancio, almeno lui.
La Viola della prima uscita è apparsa prima bella (primi 15 minuti) e poi senz’anima, quando il gioco si è fatto duro, Agrigento ha iniziato a dare un po’ di schiaffi e specchiarsi non bastava più.
Così Quaglia e Ammannato sono spariti nei momenti topici della gara (anche se, a guardare le statistiche questo non emerge), Mariani e Zampolli si sono ritrovati orfani di un cambio decente, Fabi stava ben attento a non spettinarsi e Caprari aveva già ben lampeggiante la spia della riserva.
A questo si aggiunga che, nei momenti topici, di black-out (vizio portato appresso dalla scorsa stagione) in attacco la palla è troppo spesso rimasta ferma nelle mani di un singolo giocatore, con gli altri quattro immobili o a nascondersi dietro l’avversario.
Però le qualità – almeno a quei sette – non mancano, Bolignano ha il dovere di tirarle fuori al più presto e, soprattutto, di dare in fretta un’anima ad una squadra che non può pensare di essere talmente bella da non doversi sbucciare le ginocchia…
gb