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Viola: sfuma la promozione per la squadra dei conigli mannari. Muscolino pronto al rilancio

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di Giusva Branca – La Viola il gusto amaro della beffa lo ha dovuto sorbire fino in fondo, fino a quando, cioè, negli ultimi 90 secondi dell’ultima gara del triangolare, Corno di Rosazzo

ha capito di non poter più ambire alla vittoria (pur sfiorata per tutta la gara) e ha lasciato campo libero a Mirandola che, alla fine, ha vinto di 12, col punteggio di 85-73 (fino a uno scarto di 8 punti a festeggiare sarebbe stata la Viola).

 

“Biscotto” finale? Probabile, probabilissimo, forse anche umano che Corno abbia mollato quando ha capito di non potercela fare, ma il fatto vero è che la stagione intera l’ha buttata proprio la Viola che deve anche subire la beffa di veder festeggiare la promozione proprio a quella Mirandola battuta di 5 nel triangolare.

E però se la Viola si è sciolta nel momento decisivo della stagione un motivo ci sarà, anzi un motivo c’è e non è da ricercare in argomentazioni di tipo tecnico.

Conosco lo sport e il basket dal di dentro, nelle sue sfaccettature più intime, da oltre 30 anni per non avere imparato a cogliere la sfaccettature, a leggere sfumature, a interpretare scricchiolii.

Dal triangolare di Roma esce a pezzi una squadra che – fatti salvi alcuni singoli come Grasso e non più di un altro paio – per tutta la stagione ha palesato valori tecnici discreti, forse buoni, ma una cifra morale davvero infima, sottolineata, paradossalmente, da tutte le reazioni positive puntualmente avvenute dopo i disastri commessi (ultimo esempio la resurrezione tardiva contro Mirandola dopo aver buttato via la stagione contro Corno di Rosazzo).

Sia chiaro: non crediamo che ci sia stato il passaggio a vuoto sul campo in ragione di un atteggiamento volontario, ma in un trentennio abbiamo imparato a riconoscere, nei momenti decisivi delle gare, del torneo, lo sguardo della tigre. E questo sguardo appartiene – appunto – alla tigre, non a conigli mannari come quelli che, per gran parte del roster, hanno scritto la stagione 2011-12.

Questi giocatori non hanno avuto nemmeno la personalità, quando mesi addietro, strill.it (da sola) uscì con la notizia (vera, confermata e verificata) che, a fronte di ritardi – in larga misura fisiologici al sistema – la squadra si era fermata (rectius, aveva preteso e ottenuto una “sgambatura autogestita”), di dire “si, è vero, non siamo tranquilli”.

Hanno negato tutto con un comunicato stampa diffuso dalla società e poi sono corsi in gran segreto a Gioia Tauro a ottenere dal Presidente Muscolino garanzie e titoli in scadenza a maggio.

Poi maggio arrivò e passò e lì, a mezza lingua, la squadra, invece di chiudersi tra le quattro mura delle gare decisive (playoff e triangolare) continuava a borbottare contro la società.

I risultati sono stati quelli che si sono visti sul campo, nei momenti decisivi della stagione, prima ad Agrigento e poi a Roma. L’appendice folle della rissa con i tifosi (neppure saccheggiando l’archivio mentale di 30 anni di sport – a livelli un po’ più alti, francamente – trovo niente di simile)è solo l’aberrazione di un rapporto tra atleti e maglia, tifoseria, città mai sbocciato.

In questa situazione i tifosi – i più offesi dallo stato di cose e che hanno il maledetto vizio dell’ottimismo che porta sempre a credere alla versione migliore delle cose – sono stati trattati dalla squadra come carne da macello e niente più.

Quella stessa squadra, quegli stessi giocatori che quando da queste colonne noi provammo a richiamare alle loro responsabilità, loro, i tifosi, difesero.

Ma la società non può ritenersi esente da colpe in questo disastro: fuori discussione la disponibilità personale e patrimoniale del Presidente Muscolino, anche il management neroarancio ha imboccato il bivio sbagliato quando, mesi addietro, strill.it lanciò il segnale di allarme.

Venne molto più comodo, sul momento, far credere ai tifosi che problemi non ce ne fossero e che certa stampa si divertiva a crear problemi. E invece i problemi c’erano, eccome se c’erano.

C’erano perché Muscolino ha sostenuto uno sforzo economico e personale disumano e contemporaneamente la squadra dei conigli mannari neppure lontanamente era disponibile ad accettare in nome della maglia neppure un centesimo dei sacrifici del Presidente (solo sotto forma di tempi di riscossione degli stipendi, per carità). E Muscolino, da gran signore quale è, ha sbagliato. Ha sbagliato perché l’assist offerto da strill.it era straordinario; quale migliore occasione per chiamare la città a raccolta rispetto ad un progetto che non può sostenere da solo sulle spalle e, contemporaneamente, inchiodare la squadra alle responsabilità?

Invece no, la squadra – e in questo preciso momento la situazione col gruppo ha iniziato a sfuggire di mano al dg Condello – è stata protetta, negando l’evidenza; da questo attimo esatto il gruppo dei conigli mannari ha capito di avere in pugno la società stessa.

Conosco troppo bene le dinamiche di spogliatoio per non ricordare che quando questi signori si sentono in una botte di ferro rispetto all’esterno, la situazione è irrecuperabile, e in effetti, passo dopo passo, nei momenti decisivi, quando alla squadra è stato chiesto lo sguardo della tigre, essa è stata sorpresa a rifarsi lo smalto delle unghie.

Il futuro ci lascia con spiragli di ottimismo, comunque. Questi passano dalla nota di risposta che all’epoca Muscolino riservò a strill.it nella quale smentiva le ipotesi di un suo disimpegno a fine anno, dichiarando, anzi, il rilancio. Quella fu la parte più confortante dell’intera vicenda e oggi – per fortuna – i tifosi hanno da affidarsi, ancora, alla figura di Muscolino il quale, però, ancora come scritto all’epoca su queste colonne, da solo fino all’estremo sacrificio non può arrivare e allora da quel giorno sono continuate le trattative (sotterranee ma dirette e già rivelate, all’epoca, da strill.it) con la Vis di Di Bernardo (rectius del duo Di Bernardo-Gemelli, come in Vis amano sottolineare), visto che tra i presidenti esiste un rapporto di stima reciproca, a caccia di un percorso comune e che passi anche attraverso la gestione e la valorizzazione del “Botteghelle”.

Il timone, come sempre, spetta a chi sta in plancia, nella fattispecie a Muscolino che adesso, come da lui detto, è chiamato a rilanciare.

Nonostante tutto la A dilettanti è dietro l’angolo (anche se la squalifica del campo, figlia della follia del post-Corno di Rosazzo sembra togliere anche questa possibilità), salteranno almeno due squadre l’anno prossimo, anche se per poterci soltanto pensare va rivisto – concettualmente prima ancora che nei fatti – il rapporto tra società e squadra e la gestione quotidiana dello stesso. Da questo non si può prescindere. In nessuno sport, in nessuna categoria.