Home / Sport Strillit / ALTRI SPORT / La Viola rientra al ”Botteghelle”: ritorno al futuro?

La Viola rientra al ”Botteghelle”: ritorno al futuro?

viola8990
Complice il crollo del palco al “Pentimele”, la Viola tornerà al Botteghelle. Tranne una breve parentesi di qualche gara nel 2001, la squadra nero arancio non ha mai più rimesso piede su quel parquet dove caddero le più importanti squadre

del Paese, per 7 anni, dalla sua inaugurazione, nel settembre del 1983 alla sua uscita di scena, nel maggio del 1990. Proprio in quel periodo, ma il 29 aprile, andò in scena l’ultimo atto gloriodo dell’epopea del “Botteghelle”. La Viola, poi, ci giocò ancora un’altra volta, la settimana successiva, perdendo contro Varese, ma quel 29 aprile del 1990 la Viola, allenata da Tonino Zorzi (curiosamente ancora lui siederà in panchina 11 anni dopo per quel breve ritorno al “Botteghelle” della Viola di Silipo e Barrile), si incontra con la storia, contro Milano campione del mondo nella gara decisiva degli ottavi di finale del playoff scudetto . Il brano che segue è tratto da “Che anni quegli anni” – di Giusva Branca – edizioni Urbabooks
<<Oggi ci giochiamo tutto>> sono le parole di Zorzi alla squadra in spogliatoio pochi attimi prima di entrare in campo, mentre nello stanzone rimbomba l’eco sorda di un “Botteghelle” impazzito che canta, salta, balla, tutto assieme prima ancora che le squadre entrino in campo. <<Loro hanno vinto tutto, in Italia, in Europa e nel mondo, ma noi oggi correremo insieme a loro, salteremo insieme a loro, sputeremo sangue insieme a loro perché loro fin qui hanno scritto la storia del basket, ma oggi, qui in casa nostra, la storia la scriviamo noi, vincendo. Perché è questo ciò che faremo. Andiamo!>>
Con un input di questo genere giocatori come Avenia, Santoro, lo stesso Caldwell diventano vere e proprie macchine da guerra ed allora, incredibilmente, dopo il tracollo di tre giorni prima a Milano, anche garatre si gioca sul filo dell’equilibrio. La Philips non riesce ad allungare, ogni volta che prova a farlo arriva un’improvvisa reazione della Viola, sui nervi, in una sorta di trance agonistica, spinta dalla sua gente che la riporta a contatto di punteggio.
Ogni rimbalzo è una lotta, ogni palla vagante è una mischia furibonda. Tutto è lecito.
<<Che partita, quel giorno>> ricorda Dino Meneghin, il più grande giocatore italiano di tutti i tempi, oggi presidente federale. <<Loro sembravano dei leoni, la gente urlava in maniera inimmaginabile, la confusione era totale>>.
E così, senza paura, i giovani leoni della Viola intuiscono che il vecchio leone, Milano, è stanco ed ora può essere azzannato. Quel leone che ha dettato legge ovunque per anni barcolla.
Santoro gioca occhi negli occhi con D’Antoni, Avenia è a muso duro con Pittis, Bullara intimidisce Riva e Caldwell fa impazzire niente meno che McAdoo. Financo Tolotti mostra i denti a Meneghin. La Viola ha capito che Zorzi aveva ragione: è quello il momento per scrivere la storia.
Ma tante volte la storia stessa vive su binari già segnati, altrimenti non si spiegherebbe come, nonostante tutto, la Philips sbagli per cinque volte consecutive, nella medesima azione, l’ultimo tiro, quello decisivo, pur affidandosi ad una batteria di tiratori straordinaria come quella costituita da D’Antoni, Pittis, Riva e McAdoo.
La Viola vince (90-87), trascinata da Caldwell, a dispetto di due immensi Riva e Mc Adoo (28 e 38 punti).
La Viola non entra ma fa irruzione nella storia.
Per la prima volta Milano viene eliminata al primo turno dei playoff, gli ottavi di finale. <<Che entusiasmo in città>> ricorda Bullara <<fu una grande lezione di sport ed agonismo davanti a tutta Italia. Partecipai con mia moglie ai caroselli con le automobili in giro per la città. C’era anche mio figlio Federico, poco più di un anno, con indosso la tutina da notte…>>.
Il mito della Philips naufraga nello Stretto, scrive qualcuno, le pagine dei quotidiani, sportivi e non celebrano l’evento come qualcosa di rivoluzionario.
Sul parquet del “Botteghelle” gioca la sua ultima partita da professionista Mike D’Antoni.
In tutta Italia esplode la Viola-mania; il proscenio è tutto per Reggio Calabria, anche su media non sportivi. Ancora una volta l’aspetto sportivo è stato abbondantemente travalicato per sfondare il livello sociologico.
La Viola accede ai quarti di finale e già questo, con annesso diritto alla partecipazione alla coppa europea, la Korac dell’anno successivo, è un risultato che va addirittura oltre la storia dello sport. Proiettare Reggio Calabria, quella Reggio Calabria, in Europa ha del leggendario.