L’acqua è alla gola, ma per affondare è ancora presto.  Gagliardi non vuole che la Reggina muoia, nonostante i ripetuti tentativi di suicidio del collettivo amaranto.

L’obiettivo salvezza diretta è quasi svanito, ne resta un altro che può aprire le porte della permanenza attraverso un doppio spareggio.

La sconfitta casalinga contro il Crotone e il nuovo turbolento atterraggio sul penultimo posto sono fattori che possono minare il morale di una squadra che sta via via disperdendo le convinzioni che aveva acquistato nelle prime uscite della gestione di Gagliardi e Zanin.

Alle porte un ciclo terribile: Empoli in trasferta, Modena in casa, Pescara fuori e Latina al Granillo.

Pensare positivo risulta difficile, ma un obbligo se si vuole riportarsi davanti a Padova e Cittadella e, soprattutto, recuperare due punti al Novara che è atteso da un doppio turno casalingo non complicatissimo contro squadre relativamente tranquille come Carpi e Ternana.

Ma da cosa può la Reggina trovare le risorse per essere almeno in corsa fino alla fine?

La prima risposta è ovvia, ma non sottolineata a sufficienza Da se stessa.  Gli amaranto continuano a pagare i danni spropositati di un girone d’andata che, dopo ogni sconfitta, è destinato a presentare il conto in questo ritorno che fino ad ora ha portato undici punti in otto partite.   Un ruolino da squadra di bassa colonna sinistra della classifica, ma che non basta a raddrizzare una situazione disperata.

Il messaggio che deve passare non è teso a diventare una scusa su cui cullarsi,ma una leva che deve servire a far prendere coscienza al gruppo che esistono le potenzialità almeno per provarci.   E’ stato l’allenatore del Crotone Drago a sottolineare, con un parere disinteressato, come la Reggina gli abbia fatto un’impressione decisamente migliore del Cittadella.

Tra i ritornelli più inflazionati del calcio italiano si ricorda quello recitato a memoria secondo cui la Serie B è il campionato più equilibrato e lungo che ci sia.   Gli amaranto devono farne tesoro per capire che, tutto sommato, si può vincere e si può perdere contro tutti.

Palermo escluso, in questo campionato la differenza non la stanno facendo i valori tecnici, esigui in generale, ma la mentalità, la coesione dei gruppi, l’organizzazione di gioco, la brillantezza fisica, un pizzico di buona sorte negli episodi e la compattezza dell’ambiente.

Tutte caratteristiche in cui la Reggina, in tantissime fasi di questo campionato, ha peccato. Non è un caso che nel 2014 abbia fallito in due occasioni le opportunità per il salto di qualità, depauperando quanto di buono fatto in trasferta con le inopinate sconfitte casalinghe contro Varese e Crotone, maturate inspiegabilmente negli ultimi venti minuti di partite che, senza troppi sforzi, avrebbero potuto portare punti in casa amaranto.

Cali di tensione e concentrazione, poca capacità di gestire la pressione, mancanza di tranquillità, errori difensivi difficili da raccontare per una squadra professionistica, a cui fanno da contorno non eccelse letture tattiche delle partite, sebbene Gagliardi e Zanin vadano considerati come i minimi responsabili di quanto sta avvenendo, considerata la situazione ereditata.

Ma per dare un’idea di cosa sia attualmente il campionato della Reggina basta un esempio.  Lo spartiacque tra il dramma attuale e una possibile linea di galleggiamento si chiama proprio Varese.

I lombardi hanno trentasei punti, di cui sei li hanno conquistati contro gli amaranto grazie ad una buona dose di buona sorte.

All’andata Pavoletti regalò, nel finale, la vittoria a Sottili dopo una partita dominata in lungo e in largo dai reggini che nel finale non osarono.  In superiorità numerica per l’espulsione di Bjelanovic mantennero i tre difensori centrali bloccati dopo aver fatto incetta di occasioni da rete e oltre a non vincere subirono la beffa, non certamente pari a quella incassata nel ritorno dove gli amaranto hanno perso 4-3 dopo aver avuto la palla per chiudere il match con il 3-0.

Se in entrambe le circostanze, come sarebbe potuto tranquillamente accadere, l’intera posta in palio fosse andata alla Reggina oggi la squadra dello Stretto sarebbe appaiata al Novara e con un punto di vantaggio sul Varese e altre tre squadre sotto.  Scenari ipotetici e poco utili nel concreto, ma che possono restituire autostima e rabbia per questo finale di campionato.

Di Michele e compagni hanno dimostrato di tirar fuori il meglio da loro stessi quando non hanno avuto nulla da perdere, ma stavolta all’orizzonte non c’è né il Bari, nè il Carpi.  L’Empoli è un’altra cosa, sebbene i toscani non vivano un grande momento casalingo.

La storia in genera la si vuole scrivere, stavolta si combatte per non farlo.  Riportare la Reggina in Serie C dopo quasi vent’anni è una cosa a cui non aspira nessuno, soprattutto nell’anno del centenario.

Pasquale De Marte