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Reggina: per i sogni di gloria serve una grande punta, ma occhio al rischio ‘figurine’

di Pasquale De Marte – Si chiama Ciccio Tavano, ha compiuto 40 anni lo scorso 2 marzo e nelle ultime due stagioni di Serie C ha segnato la bellezza di 36 gol con la Carrarese .

Non è un obiettivo della Reggina e non ne avrebbe le caratteristiche rispetto al profilo che si sta cercando.  E’, però,  l’esempio che permette di spiegare il fatto che non è quello anagrafico il parametro da valutare quando si emette un giudizio su un possibile obiettivo amaranto.

Allo stesso modo non significa che chi, come l’ex empolese ha un grande passato, è necessariamente una figurina che si vuole godere una vacanza retribuita in terza serie.

E’ anche vero, però, che non tutti sono Ciccio Tavano.  Di calciatori avanti con l’età che in Serie C hanno fatto la comparsa se ne trovano a iosa, tocca a chi dovrà, eventualmente, scegliere evitare di fare buchi nell’acqua.

La società ha costruito una grande squadra. Curriculum alla mano, nessuna squadra di Serie C (neanche il Bari), vanta calciatori che abbiano alle spalle tanti campionati vinti come quelli cumulati dagli elementi della rosa a disposizione di Toscano.

Bisogna, però, anche essere onesti.  La Reggina dovrà dimostrare sul campo di saper annullare il gap relativo all’amalgama di “Massiminiana” memoria che formazione come il Catanzaro già hanno, di riuscire a tenere botta con una rosa profondissima come quella della Ternana, di essere all’altezza di un temibilissimo Catania avvantaggiato dal partire a fari più che spenti e di un Bari che se tutti lo danno per stra-favorito ci sarà un motivo. E chissà che, come capita ogni tanto, non venga fuori una sorpresa a duellare in alto.

In futuro ideale la Reggina deve dipingere uno scenario in cui tutti mantengono al proprio nome.  Da un Toscano, autentica garanzia per la categoria, a un Reginaldo che ha numeri che niente hanno a che vedere con la Serie C, passando per una difesa ed un centrocampo che sembrano completi come poche altre formazioni possono garantirsi.

E chissà che un definitivo salto di qualità di Alberto De Francesco, magari come regista completo, non possa valere un’ulteriore spinta.

La Reggina è forte. Il calcio, però, non è matematica, per fare quadrare le cose bisognerà dimostrare molto sotto ogni punto di vista.

A partire dal dimostrare voglia di sbucciarsi le ginocchia in campi come Bisceglie o Francavilla o dal sapere stare al proprio posto in una rosa lunghissima, in cui, per tutti, potrebbero esserci periodi in panchina.

Per cullare sogni di gloria, però, serve una punta “fisica”, forse due.  Sognare una Reggina così un anno fa sarebbe stato utopia, oggi, invece, c’è la consapevolezza di poter lottar per obiettivi importanti.

Oggi dovendo trovare una differenza tra Reggina e Bari la si trova esattamente lì, dove i pugliesi hanno Franco Ferrari e Mirko Antenucci.

Occhio, però, al rischio figurine. Un’insidia che, come Tavano insegna, non viene certo svelata dalla carta d’identità.

L’avvertimento, però, per chi conosce il calcio, rischia di essere superfluo.