Nell’abbraccio che Nicola Strambelli e Roberto Cevoli si sono scambiati a fine partita si possono trovare tanti significati.

Quello più evidente è che, davvero, non esiste e non mai esistita spaccatura nello spogliatoio tra chi è arrivato a gennaio, con stipendi tripli o quadrupli rispetto a chi già c’era, e l’allenatore simbolo di una vecchia guardia che, per mesi, ha tirato la carretta in mezzo agli stenti.

Roberto Cevoli, da quando è arrivato, ha portato in dote due vittorie in due partite, ma è stato protagonista di due scelte coraggiose.  Una che può essere considerata un segnale per il gruppo, l’altra di ordine prettamente tattico.

Il primo riferimento va alla sostituzione di Solini con Pogliano, a gara in corso. Il giovane difensore, dopo l’infortunio del compagno, ha rivisto il campo dopo tantissimo tempo: esattamente undici giornate dopo la prova pessima contro il Catanzaro.

Cevoli, con grande coraggio, lo ha preferito alla soluzione naturale Redolfi. Pogliano, seppur con qualche incertezza iniziale, è sembrato prendere confidenza con il passare dei minuti, seppure Pochesci avesse provato a metterlo in difficoltà mettendo Castaldo dal suo lato.

L’altra scelta, invece, riguarda l’uomo che ha sostituito Alessio Viola dopo la rescissione in lista.

Cevoli, infatti, ha scelto Ungaro. Un suo fedelissimo, un giocatore duttile e che, in questi mesi, si è allenato con grande professionalità.

Il tecnico, però, lo ha preferito a Maritato. Il centravanti, infatti, va verso il completo recupero e rappresentava una soluzione che avrebbe potuto rappresentare una pezza all’infortuno di Tassi e all’attuale assenza, in organico, di un giocatore forte fisicamente e con centimetri da mettere in mezzo all’attacco.

Ungaro, pur avendo sfumature differenti, non è un calciatore differente da Tulissi, Strambelli o Bellomo. I tifosi si augurano che, anche stavolta, abbia ragione Cevoli.