di Pasquale De Marte –   Il day after di Cosenza-Reggina è quello in cui si mettono a fuoco due istantanee che fotografano al meglio i momenti chiave della partita.

La prima è quella che vede Hadziosmanovic è la squadra correre verso il settore ospiti subito dopo il gol del pareggio.

Un’immagine che certifica che la squadra ha ben chiaro il peso della maglia che indossa e sente la responsabilità di chi e cosa rappresentano.

L’altra, invece, è l’esultanza di Maurizi dopo il triplice fischio finale per un pareggio importante.   Un gesto che diventa significativo quando si considera che la Reggina ha avuto sei minuti di recupero e quattro di tempi regolamentari in superiorità numerica in cui non è riuscita neanche a battere un calcio di punizione, dato che si è preferito sfruttarli per perdere tempo.

L’ennesima dimostrazione che, in questo momento, la dimensione della Reggina è davvero ancora lontana da quella che i tifosi si aspettano.  Quella in cui pareggiare a Cosenza è normalità.

Quella dove non è normalità omologarsi al “non gioco” molto praticato in Serie C, dove non esiste schema offensivo che non sia palla lunga verso gli attaccanti.

Per quelli che erano i valori in campo il risultato ottenuto dagli amaranto è sicuramente di valore, anche perchè si tratta del sesto utile consecutivo.

La barca Reggina, per il momento, va.  Una barca che, un punto alla volta, si avvicina sempre di più al traguardo minimo della salvezza.

Cinque punti di vantaggio sulla zona play out che oggi rappresentano un margine rassicurante.  Una posizione che oggi pone in secondo piano gli evidenti limiti di una squadra che, per il momento, sembra quasi affidarsi alla possibilità che ogni gara finisca in pareggio e alla speranza che gli episodi vadano il più possibile a favore.

Finché la barca va, potrebbe esser meglio lasciarla andare.   Oggi, però, c’è solo la speranza che questo campionato finisca presto e nel migliore dei modi.