di Pasquale De Marte – La Reggina, piano piano, sta vedendo peggiorare quella bellissima classifica che era riuscita a costruire.

In barba a quanti davano poco credito ad un gruppo che, giustamente, dava poche garanzie.

Tanti, troppi giovani. Incognite che, una dopo l’altra, componevano un mosaico che non autorizzava certo ottimismo incondizionato. Poi, però. è arrivato il campo: prestazioni convincenti, buona organizzazione di gioco, individualità inaspettatamente importanti, un po di buona sorte e conferme di quanti già si presentavano come uomini di spicco.

Tutto, davvero, troppo bello.  Non si è ancora sgretolato nulla, tutto è ancora nelle mani di Agenore Maurizi e dei suoi ragazzi.  Però c’è la sensazione che qualcosa, pian piano, stia cambiando.

La squadra contro il Siracusa si è presentata in campo in “pantofole” ed è stata presa a schiaffi da  avversari esperti che conoscono bene la categoria.

Non esattamente il miglior modo per accogliere un turno di riposo che anticipava la proibitiva trasferta di Lecce dove per mezz’ora si è visto un grande calcio da parte della formazione amaranto che poi, di colpo, si è seduta, invece di serrare le fila con due gol di vantaggio.

Una caduta comprensibile, giustificabile e per la quale è inutile fare drammi.

Sono stati tre turni di campionato in cui si è praticamente rimasti al palo e che hanno assottigliato il margine dalla zona più difficile della classifica dopo aver sognato a lungo quella più dorata.

Ci sono tanti giocatori in prestito che l’anno prossimo probabilmente saranno altrove, alcuni fondamentali in scadenza per i quali potrebbe presto nascere il sospetto che stiano pensando ad altre soluzioni. altri che si sentono arrivati.

All’orizzonte  ci sono partite (solo apparentemente alla portata)  che spiegheranno al campionato cosa questa Reggina vuole fare da grande.   Partite a cui non si può presentare con indolenza  o saranno colpi duri quelli che arriveranno.  Il rischio di disperdere quanto i diretti interessati hanno già costruito è alto.

Non ci si può permettere che qualcuno vada in campo e “tiri indietro la gamba”.  Nessuno, a dire il vero, fino ad ora è sembrato lo abbia fatto.  Si tratta però di un luogo comune spesso utilizzato nel calcio, ma che in questo caso serve a convogliare tanti aspetti: la concentrazione sull’obiettivo, l’abnegazione e la voglia di spendersi per una Reggina che, per molti, rischia di essere un pensiero a scadenza,

Ad Agenore Maurizi, eventualmente, si chiedono scelte coraggiose qualora dovesse ravvisare nuovamente atteggiamenti sbagliati come quelli visti e rivelati nella settimana che ha preceduto la sfida con il Siracusa.

C’è tutta una tifoseria pronta a vigilare ed un risultato sportivo da ottenere.