La Viola omaggia Ginobili e se stessa attraverso la storia

Ginobili a parte, veramente, cosa cerca il tifoso, di qualunque sport, nella sua squadra, qualunque squadra?

La risposta è così facile da apparire imbarazzante: cerca sé stesso, identificazione, continuità emotiva e passionale nel tempo.

E, perché no, la certezza di potersi rivedere attraverso quella continuità nel percorso della vita.

Altrimenti il famoso detto “nella vita le uniche cose che restano sempre sono la mamma e la squadra” non avrebbe senso, perché il concetto di “sempre” necessariamente implica il passato che si lega al domani attraverso l’oggi. E, in molti casi, allungando temporalmente il filo di Arianna, quel filo che lega i nipoti ai nonni attraverso i papà.

Ecco che, allora, essere fieri custodi della storia di un club è il primo dovere di una società e dei suoi vertici che, a loro volta, devono essere talmente forti da riuscire a gestire la storia stessa  senza lasciarsi schiacciare da essa, ma – anzi – trovando in questa la forza, gli stimoli, il totem rassicurante per provare a scrivere pagine nuove.

La Viola basket – con tutte le proprietà che si sono succedute – in verità non è mai venuta meno a questo principio ed i suoi tifosi lo sanno bene.

Ma stavolta il plauso al club è d’obbligo e – proprio in virtù della nobiltà del fine – esso va blindato da qualunque tentativo eventuale di strumentalizzazione che finirebbe per sporcarlo e per contaminare la più grande storia neroarancio.

In occasione delle 1000 gare disputate, tutte da protagonista, nell’NBA, la Viola ha scelto di omaggiare Manu Ginobili e a Legnano domenica prossima la squadra di coach Calvani scenderà con una divisa speciale, unica per l’occasione, tutta azzurra e con uno scudetto raffigurante i colori dell’Argentina e la scritta “Manu”.

La Viola celebra uno dei tanti campionissimi che sono passati da Reggio (il più grande di tutti, in verità) e lo fa con grandissima solerzia, tempestività e spirito di servizio verso la sua gente che ha bisogno, necessita, di innamorarsi ancora, ogni giorno, del mito Viola, quella gente che ha lo spirito per abbracciare la numero 10 di Capitan Fabi, senza doversi sentire in colpa nel pensare alla 10 di Ginobili, anzi pensando a un ideale testimone che non si fonda sui valori tecnici ma su quelli morali, etici e di spirito di identificazione che la storia neroarancio ha da sempre posto a fondamento del suo percorso dal 1966 a oggi.

E il club del Presidente Monastero dimostra di averlo compreso bene e fatto suo questo concetto, attraverso il vizio della memoria che stavolta si chiama Ginobili ma che in altre circostanze si chiama col nome di altri che hanno scritto a caratteri di fuoco la storia, con un nome su tutti: Massimo Mazzetto

(g.b.)