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Reggina: Mimmo Toscano ed il ‘falso storico’

La scelta di avere diverse seconde punte pure, la rinuncia a Strambelli e la necessità di avere sei difensori centrali forti.

Sono solo alcuni dei fatti che, nelle ultime settimane, hanno fatto credere che Mimmo Toscano sia una sorta di integralista del 3-5-2.

Niente di più falso.  Da profondo conoscitore delle dinamiche del campionato di Serie C, sa bene che quello è il modulo che dà più garanzie. Avere una difesa granitica, un centrocampo dinamico e attaccanti che la buttano dentro, a volte parcheggiando il pullman davanti alla porta, è una strategia che paga dove raramente quasi mai vince chi gioca meglio, ma chi corre di più, chi è più continuo e chi prende meno gol.

La Reggina, almeno in avvio, perciò proverà ad adottare quel modulo.

Andando a spulciare la carriera di Mimmo Toscano, a partire dall’ultima stagione alla Feralpi Salò, ci si accorge che il suo progetto tecnico è partito con il 3-5-2, ma da gennaio avanti è variato fino ad arrivare al 4-3-2-1 in cui Vita e Maiorino appoggiavano Caracciolo.

Dieci anni fa agli esordi, invece, con il Cosenza oscillava tra il 3-4-3 con Biancolino affiancato da Scotto e Caccavallo fino al 4-4-1-1 in cui Mimmo Danti (vecchia conoscenza amaranto) appoggiava proprio il Pitone.

A Terni in Serie B ha giocato con il 3-4-1-2 con Ragusa in apoggio a Litteri ed Alfageme, così come nell’anno della promozione con il 4-3-1-2 con Nolè in appoggio a Singaglia e Litteri, stesso tridente utilizzato con il 3-4-12.

A Novara ha alternato il 3-5-2, il 4-2-3-1 ed il 5-4-1. In tal senso da rilevare come in quell’anno in cui vinse il campionato spesso ha usato Corazza come riferimento centrale, pur non trattandosi di un corazziere sebbene, alla lunga, abbia optato per un tridente composto da Evacuo, Corazza e Gonzalez.