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Reggina, il duro lavoro di chi dovrà essere profeta in patria: Toscano, tra cabala e tabù

Davide Dionigi, Ciccio Cozza, Roberto Cevoli. Tra gli allenatori che, negli ultimi tempi, sono stati scelti per guidare la Reggina e che avessero significative eseprienze da calciatori amaranto quasi nessuno è riuscito a replicare la portata dei successi ottenuti quando davano i calci al pallone durante le partite.

I presupposti erano diversi in alcuni casi e, ad onor del vero, qualcuno ha pure fatto benino.  A Mimmo Toscano, invece, si chiederà di fare esattamente ciò che ha fatto da giocatore della Reggina e da allenatore in altre piazze: vincere.

Dovrebbe firmare un contratto biennale e questo certifica il fatto che c’è la coscienza in società che l’impresa è ardua e il cammino sarà ricco di ostacoli e possibili imprevisti, a partire da una concorrenza agguerrita.

Essere profeti in patria non è mai semplice. La storia del calcio lo insegna, ma a ben guardare la carriera di Toscano si capisce potrebbe non essere un problema.

In fondo anche Cosenza, nel tempo, è diventata allo stesso modo casa sua e ci ha vinto due campionati, quasi tre.  I campionati vinti, invece, a Novara e Ternana sono sembrati quasi giochi da ragazzi considerate le corazzate che gli erano state allestite.

Chi conosce il campionato sa, però, che vincere non è mai semplice, anche se sei il Real Madrid della terza serie.

In fondo, però, lui la C l’ha vinta anche da calciatore: a Reggio e a Cosenza.

Nessuno conosce il verbo come lui a certi livelli e forse nessuno conosce meglio Reggio Calabria tra quelli che sarebbero potuti approdare sulla panchina amaranto.

La cabala insegna che non è mai facile ripetersi, il tabù che i calciatori della Reggina faticano a farsi ricordare da tecnici come hanno fatto da calciatori.

Toscano, però, ha già accettato la sfida: anche quella di cancellare i tabù  e non temere la cabala.