Vincenzo Camilleri è nato a Gela, ma può ormai essere considerato reggino. E’ andato via di casa a dodici anni e, fondamentalmente, dallo Stretto non è mai più andato via, anche se il calcio l’ha portato spesso lontano.

Adesso è a soli 100 km di distanza, una delle colonne di una Vibonese che, nonostante un girone di ritorno negativo ha acquisito agevolmente la salvezza.

Domenica si troverà di fronte la “sua” Reggina.  Gli ha già fatto gol, non ha esultato e ci riproverà come la sportività richiede.

A 27 anni si può dire che non abbia mantenuto le promesse di quando il Chelsea lo scippò alle giovanili amaranto, prima di fare ritorno ed avere un’esperienza alla Juventus. Tutto sommato, però, la sua carriera di calciatore professionista prosegue con discrete soddisfazioni e il tempo per togliersi ancora qualche soddisfazione c’è.

Si è anche iscritto a Scienze Motorie, segno che oggi la maturità gli impone di guardare anche oltre.  Non aveva finito neanche le scuole medie quando arrivò a Reggio.

Vivevamo – ha rivelato a Gianluca Di Marzio.com qualche tempo fa –  al Sant’Agata. Eravamo una famiglia. Quello era un contesto che ti faceva vivere in modo felice. Foti stava sempre con noi, era il papà di tutti”.

Un rapporto speciale con la città e il club, merito anche di una tifoseria amaranto che lasciò il segno non appena mise per la prima volta piede dentro lo stadio: “Quando arrivai la prima volta vidi il Granillo e rimasi scioccato”.

Pentito per la scelta di andare al Chelsea, raccontò perché scelse di tornare a Reggio nonostante fosse considerato il migliore difensore italiano a livello giovanile: ““Potevo andare ovunque, ma scelsi la Reggina. Per me era casa”.

Una carriera con tante tappe tra cui  Cagliari e Juventus, fino al ritorno in amaranto e a quella salvezza di Messina nel 2015, sebbene poi finì male: “Facemmo un’impresa. Non mi sembrava vero che la Reggina potesse fallire”.

Domenica si sarà avversari, ma solo per novanta minuti.