A ventiquattro ore di distanza dal successo sulla Casertana, la Reggina inizia a fare i conti su quanti punti le servono per raggiungere i play off e scopre che, per rendere credibile la possibilità di disputarli il più possibile, occorre vincere a Vibo.

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Tuttavia continua a risuonare l’eco di una conferenza stampa fuori dai ranghi del tecnico della Casertana Pochesci.  Ma, prima di ieri, non erano in pochi a conoscerlo. Gran parte della sua notorietà la deve ad una conferenza stampa in cui se la prese con un calcio italiano troppo pavido e, alla vigilia della clamorosa eliminazione dai mondiali ad opera della Svezia, sostenne che una squadra di Lega Pro si sarebbe, letteralmente, mangiato gli scandinavi, passati alla storia come i carnefici di Gianpiero Ventura.

Prima di approfondire il discorso sulle sue dichiarazioni di ieri sarebbe opportuno rivederla, per determinare il fatto che ci si confronti con un personaggio che non ha paura di esprimere la sua opinione, anche quando è in controtendenza e sopratutto dopo aver perso nettamente.

E ben vengano questi allenatori che escono dal piattume di frasi fatte, banalità  e luoghi comuni del dopo-partita.

Pochesci dopo la meritatissima sconfitta del Granillo subita dai suoi, ha inteso sottolineare come dalla squadra di Cevoli si aspettasse di più con la qualità che ha e  con 10.000 anime che la spingevano.

Fondamentalmente avrebbe anche ragione. La Reggina non gioca bene, sta al suo posto, legge le partite, spesso fa un calcio speculativo e quando può mette a frutto la qualità dei suoi uomini migliori o sfrutta gli episodi. Meglio se negli ultimi, minuti meglio ancora sfruttando gli errori degli avversari.

E chissà se questo, per forza, debba per forza interpretare un concetto soggettivo come “non giocar bene”.

Adotta quella filosofia  che “se non possiamo vincerla, facciamo 0-0” che in Serie C è premiante più che mai.

Il

Era per questo che Roberto Cevoli era stato, tra gli altri motivi, allontanato dalla panchina amaranto. Con Drago si credeva si potesse costruire una squadra in grado di imporre il gioco, di prendere di petto ogni partita.

Un peccato, perché l’esperimento è miseramente fallito di fronte ad avversari che uno dopo l’altro mordevano caviglie come pitbull, pressavano come forsennati, nascondevano i palloni sul proprio campo e facevano disputare le partite su campi di terra battuta fatti passare per manti erbosi.

Pochesci, forse, come Drago la C non la conosce abbastanza, avendo fatto prevalentemente Serie D (molte volte in maniera positiva) nella sua carriera di allenatore.

Questa non vuole essere una delegittimazione, perché al giorno d’oggi gli allenatori che fanno gavetta e ‘arrivano’ sono mosche bianche.

In Serie C vince chi riesce a subire il meno possibile e la sua Casertana poteva prenderne anche quattro al Granillo contro una squadra che non gioca bene, chissà cosa sarebbe accaduto se avesse affrontato il Catanzaro spumeggiante che, a sua volta, ne ha fatti quattro alla Reggina di Cevoli.

A proposito: solo in quella partita, praticamente, il tecnico amaranto scelse di andare a “prendere alti” gli avversari. Com’è finita lo sanno tutti.

Il rischio che Pochesci e la Reggina si possano ritrovare nei play off esiste e chissà quanto entusiasmo sprizzerebbe qualora dovesse avere la meglio, magari dopo  aver vinto recuperando tutti i suoi uomini miglior in grado di fare esprimere alla sua squadra il calcio fatto di fraseggi e manovra che manca alla Reggina che, in fondo, giocava anche senza Doumbia, Zibert e ha un Sandomenico non nelle migliori condizioni.

Certo è che Pochesci, forse , ha ragione.  La Reggina non gioca bene. II risultato potrebbe essere un dettaglio, soprattutto per chi perde.