Quando a Fabio Caserta chiedono qual è il più grande rimpianto della sua carriera, la sua risposta è sempre la stessa.

In molti immaginerebbero l’esordio in Nazionale saltato per via di un rinvio legato alla morte di Raciti, ma lui non ha dubbi: non aver indossato la maglia della Reggina.

Per il quarantenne ragazzo, ormai diventato uomo, di Melito Porto Salvo non ci sarà possibilità di tornare indietro e rivestirsi d’amaranto, ma chissà che un giorno non possa sedersi sulla panchina della squadra che più ama.

Domenica al Menti non potrà fare sconti. Ha costruito una corazzata e la sua Juve Stabia, con spese sensibilmente inferiori rispetto ad altre formazioni imbottite di nomi, dovrà dimostrare di avere ancora il primo posto e di non patire qualche scricchiolio avuto nelle ultime settimane.

Prima della gara del girone d’andata aveva dichiarato che, da piccolo, andava al Granillo e aveva Taibi come idolo. Saranno di nuovo avversari, ma stavolta il clima sarà diverso rispetto all’andata.

Un futuro poco ambizioso e persino la mancanza del Granillo avevano portato Caserta ad augurarsi che presto che la sua Reggina potesse avere un progetto all’altezza del blasone e della storia di una piazza come Reggio Calabria.

L’avvento di Luca Gallo lo ha accontentato, domenica però ci si scontrerà da avversari.