La sconfitta con la Virtus Francavilla, per molti versi, avrebbe le caratteristiche per smorzare un po’ il grande entusiasmo che si è creato attorno alla Reggina.

Reggio deve avere (e probabilmente la ha) la maturità per comprendere che non bastano tutti i soldi del mondo a creare una squadra che sia in grado di duellare, da subito, con chi lavora da mesi e puntava a vincere il campionato da tempo

Incidenti di percorso potevano essere messi in conto e capire che, prima o poi, la forza dei singoli sarebbe potuta non bastare a mettere una pezza ai difetti di amalgama.

I proclami, partiti con il nuovo corso del presidente Gallo, sono stati ampiamente giustificati da un mercato sontuoso, da tanti fatti rappresentati da investimenti finalizzati ad una società possa essere nel tempo sempre più ambiziosa.

I proclami sono un rischio, ma sono giustificati dal progetto. Inutile abbandonarsi a falsa modestia. Ed è anche vero che, già nella prima conferenza stampa da nuovo presidente della Reggina, Gallo ha detto di non temere il rischio di non dare seguito a ciò a cui aspira.  Con una battuta ha sottolineato come, non raggiungere i traguardi prefissati, potrà eventualmente esser considerata “fase di programmazione”.

La squadra, poi, sul campo non ha trovato un grande impatto con l’arrivo di Massimo Drago. Ad onor del vero, però, un grande gioco non l’ha mai avuto.

Si è spesso affidata ai singoli, agli episodi ed ha spesso capitalizzato al massimo il grande girone d’andata di Sandomenico. Ragion per  cui nel giudizio del grande bottino di punti conquistato con Cevoli occorre inserire un po’ di onestà intellettuale, la stessa che oggi racconta come si abbia a che fare con una squadra colma di calciatori che, al momento, tengono troppo la palla.

La squadra continua a subire pochi gol e a segnare con il contagocce. Toccherà, per l’appunto, a Massimo Drago dimostrare che cambiare guida tecnica ha avuto un senso, migliorando la proposta di gioco offensiva.