di Pasquale De Marte – Luca Gallo parla per la prima volta da presidente della Reggina in una conferenza ufficiale.  Il patron della M&G holding, nuovo proprietario del club amaranto, si presenta in punta di piedi e, come prime parole, sceglie di ringraziare Reggio Calabria per il modo in cui lo ha accolto, auspicando di meritarsi la benevolenza del popolo reggino.

L’origine della trattativa

Un’avventura in cui l’imprenditore romano di origine calabrese si tuffa senza interessi. “La società è stata acquistata, non è stata ceduta. Voglio puntualizzarlo e spiegare come sono andate le cose.  Mercoledì 12 dicembre c’è stato un contatto con l’avvocato Iiriti che ha chiamato un suo collega amico, che non faceva parte della Reggina. Prima c’era stata tra di noi un’interlocuzione, in cui mi era stato chiesto se avevo intenzione di rilevare il club in condizioni precarie. Mi sono subito reso disponibile perché mio padre e mia madre sono calabresi e con il cuore ho subito deciso di intervenire. Il contatto reale tra l’avvocato e la vecchia dirigenza (Giuseppe Praticò) è avvenuto esattamente il 18 dicembre. Io personalmente ho parlato per la prima volta con la precedente proprietà in data 21 dicembre. Quello stesso giorno ho fatto il bonifico per i calciatori alle ore 17, tre ore prima di firmare il pre-accordo per l’acquisizione della società con il rischio che tutto saltasse. Ma non mi interessava, mi premeva che i giocatori giocassero”.

Il progetto sportivo

A Reggio, dopo tanti anni, sembra tornato l’entusiasmo. Gli si chiede quale sia l’ambizione, risponde in modo chiaro: “Se volete la risposta dello 0-0 vi dico che voglio stare in C per dieci anni. Se volete che io vi dico ciò che sogno di fare per me, per una città come questa e per questo club è di fare i play off e vincerli.  Chi si rifugia dietro la programmazione è chi non ha i testicoli di dire che vuole vincere subito. Ha paura che se non ci riesce, poi viene spennacchiato. Io non ho questa paura”. 

E poi parla del rapporto della Reggina con la città: “Passeggiavo per Reggio e non ho sentito disquisire di Reggina. Una depressione e una prostrazione totale. Mi chiedevo come tirare su una tifoseria buttata giù da anni di problemi. Se per ritirare su l’entusiasmo devo esporre i miei sogni, lo faccio qui che sono a casa mia con la mia gente. Se volessi programmare potrei dire che da qui a giugno programmo e non caccio un euro. Se non riusciamo a salire subito dirò che fa parte della programmazione. Andare in Serie B è il 30% del mio progetto sportivo.  Una città come questa in Serie C è un insulto.  Il problema è che il presidente dell’altra squadra e sta ancora cercando, perché dopo che ho saputo della Reggina non ho avuto dubbi. Mio padre era falegname, nel 58′ mio padre faceva il falegname ed è emigrato a Roma con mia madre. A pranzo e a cena parlavano in calabrese, io oggi se sono più romano e calabrese. Parlo con cadenza romana, ma capisco persino le canzoni che mi sono state  dedicate negli ultimi giorni. E’ stata una scelta di cuore, ho tutti i parenti qui e tranne mio fratello non ho nessuno a Roma.  Ogni volta che venivo giù in Calabria mi sentivo a casa,  questa regione me la sono portata per tutta la vita. Dopo i miei primi due giorni a Reggio, non volevo più tornare nella capitale.  Non avevo alcun bisogno di venire qua per fare speculazione o business, sono già presente sul territorio”.

Strutture e settore giovanile

“So – rivela – che il nostro è un ottimo settore giovanile e spero possano venire fuori giocatori che siano in grado di diventare il capitano e la bandiera. Sogno di trovare il Totti che nasca e muoia come calciatore nella nostra squadra”.

Inevitabilmente il discorso si sposta sulle strutture: “Il Sant’Agata è la casa della Reggina e a giugno ci riapproprieremo del Sant’Agata, perché è nostro e non può essere di nessun’altra squadra.  Lo andremo a migliorare. Avevo detto che se non fossimo rientrati al S.Agata, avrei portato la squadra ad allenarsi a Roma per poi riportarla a Reggio per la partita. Per quanto riguarda il Granillo siamo sulla stessa lunghezza d’onda, parleremo con le istituzioni. E’ uno stadio importante, se andiamo a vedere alcune squadre di Lega Pro hanno degli stadi francamente… (si interrompe ndr).  Ecco perché  non possiamo stare in Serie C”.

Problema pullman

Il presidente scherza anche sul fatto che, fino ad ora, non si è visto il bus personalizzato che ha promesso: “L’ho comprato, lo giuro. Chi mi ha disegnato la livrea mi ha messo una striscia gialla che a Reggio non sarebbe stata gradita. Una ventina di giorni e arriverà”.

Marchio, burocrazia e problemi

“I tifosi sono la parte sana di questo mondo.  Riguardo al marchio,  se è un problema prettamente economico – afferma Gallo – lo riprendo immediatamente. Se bisogna aspettare giugno lo vedremo dopo un colloquio con la curatela fallimentare della Reggina Calcio”.   Gallo torna poi sui problemi burocratici relativi alla fideiussione: “M&G ha il conto nelle migliori banche d’Italia. Mi hanno detto che ci volevano venti-trenta giorni come tempi tecnici, poi mi sono rivolto a Generali e abbiamo risolto grazie alla filiale di Corso Trieste. Rispetto alla situazione che mi era stata prospettata ho trovato cose diverse, ho messo le mani su diversi aspetti. Io non ho rianimato la Reggina, l’ho letteralmente resuscitata. Però la Reggina ha salvato me per tante cose, tutte e soltanto dal punto di vista sentimentale. Se la Reggina deve qualcosa a me, io devo tanto alla Reggina”.

La minoranza societaria e Taibi fino al 2022

“Il consiglio d’amministrazione è convocato per domani e non ci sarà alcun tipo di problema” afferma Gallo, prima di commentare il lungo rinnovo al direttore sportivo: “Come fai a non fargli un contratto a lunga scadenza soltanto  a guardarlo? (ride ndr). Massimo Taibi  è l’unico in società che si intende di calcio realmente.  Mi dovevo affidare ad una persona così. Uno come Massimo è nel calcio da sempre, ci sentiamo spesso via Whatsapp e mi risento i suoi vocali quattro-cinque volte. Mi sta di una simpatia incredibile per come espone le cose, è un grande professionista. Lo stesso discorso lo faccio per l’avvocato Iiriti”.

Baclet

“Vogliamo – evidenzia –  prendere un attaccante  forte sulla scia dei quattro abbiamo preso. Oggi è 21, mancano dieci giorni alla fine del mercato. Lui è un ottimo calciatore.  Vorremo, comunque, intervenire anche in difesa, dove prenderemo dei calciatori.

Così avremo potenziato tutti i reparti. Ci voglio provare, poi se va male almeno c’ho provato. Forse era meglio che dicevo che volevo programmare (ride ndr)”.

Una Reggina presuntuosa

Reggio Calabria – afferma con convinzione – è una città splendida. Forse voi che ci vivete tutti i giorni non ve rendete conto.  Ho sentito dire che bisogna ripartire dall’umiltà. A me piacerebbe che la Reggina fosse una squadra superba, arrogante e odiata da tutte le tifoserie, ma amata visceralmente dalla propria tifoseria. Squadre umile devono essere altre. Poi è chiaro si può perdere. Ho visto Manolas segnare il 3-0 al Barcellona”.