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Reggina: una soluzione ci sarebbe, ma Reggio Calabria ci tiene davvero?

Reggio Calabria sul capitolo Reggina è, da sempre, spaccata.  Ci sono stati anni in cui, persino al top della storia, ci si divideva tra sostenitori di Lillo Foti e contestatori.

Lo è a maggior ragione adesso in cui le correnti di pensiero si annidano in sostenitori della famiglia Praticò, fervidi contestatori e aderenti alla fazione che “senza marchio” questa non è la Reggina.

Oggi, però, c’è un dato di fatto: qualunque sia il progetto migliore per il futuro nella testa di ognuno, la categoria va salvata.   Conviene ai calciatori che, mal che vada, devono aspirare a farsi notare per avere un contratto nelle prossime stagioni, a chi opera nella società  e  conviene a ogni componente del tifo, anche per chi punta ad una ripartenza.

Ad oggi per sbloccare l’impasse, secondo i rumors, occorrerebbero poco più di centomila euro. Quelli che servono per liquidare l’avvocato Grassani e la sua istanza di fallimento, sbloccare i fondi della Lega e trovare, dunque, le risorse per chiudere l’anno e tirare una linea a fine stagione.

Più o meno quello che si sta provando a fare con la Viola. Lo strumento da utilizzare, ossia il sostegno popolare, sarebbe quello che servirebbe  a questa Reggina.    Con una piccola variante: non si tratterebbe di colletta, ma di tifo.

Mancano due partite alle fine del 2018: il 23 in casa con la Vibonese ed il 30 in casa con il Trapani.  Una seria riSposta popolare sarebbe sufficiente a dare vigore alle speranze di chiudere la stagione con soli sei punti di penalizzazione e praticamente saldare tutte le spettanze ai giocatori.

Una seria risposta popolare sarebbe lo strumento più efficace per assicurare un doppio incasso tale da scardinare le difficoltà.  Il periodo festivo potrebbe persino aiutare.

Ci si chiede, però,  se davvero Reggio Calabria ci tenga alla maglia amaranto ed, eventualmente, e quale dovrebbe essere il passo della proprietà affinché si materializzi quanta più gente possibile per due sfide delicate in cui la squadra, per quanto mostrato, meriterebbe un grande afflusso di appassionati.

Confidando in un appello clemente sulla questione fideiussione, i sei (non otto, a quanto pare) di penalizzazione possono diventare gli ultimi ed un problema quai marginale nel campionato, in attesa che a giugno si trovi il modo, in qualche modo, di ripartire.  Così, evidentemente, non si può andare avanti.

E uno stadio un po’ più pieno sarebbe un bel messaggio per eventuali investitori.