Massimo Taibi, ospite di Reggio TV, ha avuto modo anche di parlare del suo passato in amaranto. Da giocatore un anno e mezzo, che però vale molto di più.

Gli chiede di quell’addio mal digerito dopo lo spareggio con il Verona: “Sono andato via il giorno dopo, ma avevo detto a Foti, Remo e Iacopino già da gennaio che non sarei andato via. Avevo dei problemi familiari, dovevo riavvicinarmi a casa  dove allora vivevo. Ho rinunciato a tanti soldi lasciando la Reggina. Col senno del poi sarei andato via perché non sono riuscito a salvare il matrimonio con la prima moglie. Ho chiesto più volte dopo di tornare, ma non mi é mai stato consentito forse perché non ero più abbastanza forte. Mi aspettavo una parola in più detta in mia difesa quando sono state dette certe cose sul mio conto, ma forse faceva comodo far parlare di me invece che ricordare che forse quella squadra che retrocesse allo spareggio non era totalmente all’altezza della situazione. Dopo quella partita sono stato male”.

Taibi parla di ferita aperta da diciassette anni e che non vedeva l’ora di riabbracciare Reggio Calabria, sebbene qualcuno gli imputi un gestaccio verso i sostenitori amaranto dopo aver perso lo spareggio quando giocava per l’Atalanta: “A Reggio Calabria all’andata c’erano trentamila persone che mi fischiavano. Sapevo che erano fischi d’amore. Giocai la migliore partita della mia carriera. Al ritorno più che il gol di Bonazzoli, mi fece male quello di Cozza.  A fine partita l’amarezza era tanta, a Bergamo dal settore ospiti piovevano insulti. Non ricordo di aver fatto nulla di particolare, se qualcuno mi porta le immagini di un qualcosa che eventualmente non ricordo ne parliamo”.