Sullo 0-2 di Reggina-Rieti la tentazione di affermare che quella amaranto sia una squadra scarsa è stata forte, anche alla luce di un cammino non certo esaltante.

La rimonta degli ultimi venti minuti ha permesso di raccontare come all’interno dell’organico amaranto la qualità c’è.  Non è eccelsa, non vale i primi posti, ma c’è.

Dalla panchina Roberto Cevoli è riuscito a tirar fuori calciatori come Alessio Viola, Salandria, Roberto Marino e il giovane Tassi (che sembra già pronto).

Tralasciando l’opportunità di schierare o meno  dall’inizio certi protagonisti (in campo c’erano comunque elementi d’esperienza come Petermann o Zibert) e ricordando come Tulissi fosse non al meglio, il quadro è che, se messa in condizioni ideali, la squadra può rendere più di quanto abbia fatto fino al momento.

Un Sandomenico in grado di riaprire la partita dal nulla non lo hanno tutti.  Volendo parlare di caso si può dire che il lancio di Solini per Tassi e che vale il 2-2 non è esattamente una consuetudine per un difensore che non è Bonucci, ma per il resto tutto nasce dalla qualità messa in campo.

Quella che la Reggina ha, ad esempio, in un Alessio Viola che entra in campo con una rabbia agonistica fuori dal comune, prima si mangia un gol non da lui e poi tira fuori una staffilata che va a stamparsi sulla traversa.

E il gol di Ungaro arriva al 97′, ma quanti giocatori hanno la capacità di tirare quel diagonale in Serie C?

La Reggina ha qualità, molta più del Rieti e probabilmente molto meno del Catania.  Vedere la squadra pressione più alta, essere più sbarazzina e conscia dei propri mezzi forse farebbe accettare anche di buon grado qualche sconfitta venuta praticando l’anticalcio che ricorda quello della passata stagione, dove i mezzi, ad onor del vero, erano minori, soprattutto nella seconda parte di stagione.

Forse questa Reggina è una stoffa di discreta qualità, a cui il sarto Cevoli non è ancora riuscito a dare una forma perfetta.