Che la Reggina debba andare a Rende e fare le barricate per un tempo è un’ipotesi che, solo qualche anno fa, avrebbe fatto sorridere chiunque.

Più volte, però, si è sottolineato che forse è meglio lasciare le gesta di Cozza ed Amoruso ai libri di storia e, per il momento, calarsi nella mentalità di una squadra che oggi fatica a stare a metà classifica in Serie C.

Non resta, perciò, che analizzare la partita in maniera asettica, senza nascondere che il Rende quando premeva sull’acceleratore ha messo alle corde una Reggina quasi impotente.

Più esperta  la squadra biancorossa (Bastava leggere la distinta), ma anche e soprattutto più convinta nell’atteggiamento e nella mentalità.

Ci si chiedeva come mai gli amaranto non riuscissero ad uscire dal guscio, poi, per bocca dello stesso Cevoli, si è scoperto che la partita era stata preparata per difendersi e ripartire.

Perché? Perchè il Rende attaccava con dieci uomini.   Il fatto che restare rintanati a protezione dell’area di rigore di Licastro fosse una scelta e non una costrizione può essere una consolazione rispetto al valore della squadra, ma apre degli interrogativi su più livelli.

Il primo è: con questa mentalità quali traguardi può raggiungere una squadra sbarazzina, inesperta e che forse per raggiungere obiettivi di media portata ha la necessità di scrollarsi di dosso i timori reverenziali verso chiunque, Rende compreso che non è certo una corazzata?

Il secondo: perché continuare a giocare con tre uomini offensivi e vedere Sandomenico quasi terzino per poi venire penetrati costantemente per vie centrali?  Se davvero si vuole difendere e ripartire potrebbe bastare anche un 5-3-2 come quello di Maurizi o di Zeman nelle seconde parti delle rispettive stagioni, mandando al diavolo per l’ennesima stagione consecutiva la voglia di fare gioco (merce rara in una Serie C votata all’anticalcio).

Non è dato sapere se l’atteggiamento di Rende sia un’aggravante o una consolazione nel giudizio, per il momento è palese che diverse cose non tornano.