Come nei peggiori incubi: la Reggina gioca una propria gara casalinga 200 km lontano dal Granillo e lo fa di lunedì alle 14.30.

Giorno feriale, in pieno orario di lavoro. Inevitabile che i tifosi amaranto (razza in via d’estinzione ad onor del vero) si ribellino e gridino ad un torto subito come difficilmente sarebbe potuto essere peggiore.

La Reggina, però, tra mille colpe che gli si può addebitare rispetto ad altre situazione, stavolta è vittima e non carnefice di se stessa.

Lo stadio da mettere a norma è una responsabilità che non gli appartiene da semplice affittuaria dell’impianto.

Bypassando questo passaggio e rimandando ad altre analisi la situazione dell’impiantistica reggina e dei mancati bandi di messa in gestione, occorre specificare che la Reggina ha seriamente rischiato di non trovare uno stadio in cui giocare.

Le prefetture e le questure non hanno fatto i salti di gioia all’idea di ricevere gli amaranto, sia che si trattasse di Cosenza o di Catanzaro.

La scelta di giocare lunedì alle 14.30 è stata imposta dagli organi preposti per annullare la possibilità che tanti tifosi amaranto potessero raggiungere Rende, a pochi passi da Cosenza.