Gli anni di Serie A avevano un po’ illuso che il tifo della Reggina potesse avere uno zoccolo duro molto più ampio di quello esistente in realtà.

Ci sono gli ‘occasionali’, quelli che si fanno trascinare dai risultati, ma quelli che seguono a prescindere sono molto meno di quanto ci si possa immaginare.  Un po’ come accade a Cosenza dove si faticava a raggiungere le 2000 unità allo stadio e di colpo il Marulla ha fatto segnare quasi 20.000 spettatori.

Un seguito, quello amaranto, mutilato dall’emigrazione di molti appassionati che, per ovvi motivi, risiedono altrove e non possono essere presenti al Granillo.

La presentazione della campagna abbonamenti impone una riflessione sulla necessità di trovare quei 800 tifosi che tra il primo anno di C della gestione Praticò ed il secondo hanno lasciato il Granillo. La media, infatti, è scesa da 4053 sostenitori a 3236. Una dato calcolato tra biglietti ed abbonamenti.

Andando, però, ad analizzare l’ultimo anno di C ci si accorge che si è anche fatto molto peggio. Subito dopo la retrocessione dalla B del 2014 e con vistosi problemi economici all’orizzonte nella stagione 2014-2015 la Reggina chiuse l’anno con la media di 2861 sostenitori presenti sugli spalti.

Che il fenomeno Reggina iniziasse a perdere fascino lo si capiva anche dal fatto che, nella stagione 2012-2013 (quella di Dionigi e Pillon), in Serie B non si arrivasse neanche a 3500 presenze ((3359).

Qualcosa si mosse solo nell’anno del centenario quando all’esordio, seppur con tanti problemi messi sotto al tappetto, un’ottima strategia di marketing portò quasi 15.000 persone allo stadio all’esordio contro il Bari.

Anche quell’anno però non si fecero grandi numeri, con una media di 4324.

In maniera molto realistica la Reggina può puntare a ritrovare quegli 800 che hanno lasciato il Granillo nell’ultima stagione.

Nel frattempo il brand pare essere in affanno solo a Reggio, dato che a livello nazionale un’importante azienda di marketing ha scelto di posare la società amaranto.