La scelta di Roberto Cevoli a capo della nuova Reggina rappresenta un punto di rottura con il passato.   La tesi è confermata dal fatto che, dopo tanto tempo, la società si rivolge ad un allenatore reduce da una stagione positiva.

Il settimo posto conquistato dall’allenatore con il Renate è un traguardo migliore di quello che la società amaranto è riuscita a garantire al suo pubblico nelle ultime due stagioni.

Nessuno dichiarerà l’obiettivo, ma è difficile che per una salvezza come quelle delle passate stagioni si scelga un allenatore che solo un paio di mesi fa aveva orizzonti ben diversi. Allo stesso modo la campagna acquisti sembra leggermente di tenore superiore rispetto alle ultime, pur restando nei ranghi di un budget non da prima della classe.

Cevoli deve chiudere il trend secondo cui chi ha fatto bene da allenatore a Reggio, ha sempre faticato da tecnico o quantomeno non si è neanche avvicinato a lasciare lo stesso tipo di ricordo.    Cozza, Dionigi, persino Atzori dopo una prima buona annata non ce l’ha fatta solo per fare i nomi più recenti.

Fondamentalmente ci sarebbero mille firme da mettere se Cevoli riuscisse a centrare esattamente gli stessi risultati di quelli avuti nel biennio da calciatore: play off al primo colpo, promozione diretta alla seconda.  Ma oggi significherebbe essere troppo ottimisti.

La seconda è quella che tutti gli allenatori passati da Reggio negli ultimi undici anni non hanno mai mantenuto il posto in panchina.

E attenzione praticamente nessuno di loro (eccetto Castori, durato solo quattro partite e Cozza alla Sicula Leonzio) è mai riuscito a fare qualcosa di sensibilmente migliore rispetto a ciò che la Reggina, di volta in volta, aveva da proporre loro.