Vivere nel ricordo di qualcosa che oggi è lontanissimo fa male.  Reggio dovrà avere la maturità per fare dei ricordi solo una leva per un grande futuro e non un metodo per rimpiangere ciò che oggi non può essere realtà a breve termine.

Il 13 giugno, però, da diciannove anni a questa parte non è più la stessa cosa.   Non ci si stanca mai di guardare quelle immagini che fecero da cornice a un qualcosa che andò oltre l’ordinario dello sport.

Reggio Calabria andava in A e ci sarebbe stata per un decennio, salvo una breve pausa.

Per le nuove generazioni l’occasione è quella di capire che anche dalla polvere si può raggiungere il Paradiso, ricordando come neanche dieci anni prima si fosse corso il rischio di retrocedere in C2 (allora la quarta serie nazionale).

E’ la storia di un’altra invasione, di ventimila reggini che invadono Torino per non mancare all’appuntamento con la storia.