di Pasquale De Marte – Non è passato molto tempo da quel Reggina-Virtus Francavilla che faceva destare non pochi allarmi (leggi qui).   Quello era un periodo in cui le prestazioni non convincevano affatto, ma i risultati arrivavano e la classifica era tutt’altro che preoccupante.

La doppia vittoria (con fortuna ed episodi a favore) a cavallo della pausa di gennaio, qualche pareggino “ottenuto qua e là” e l’assoluto immobilismo delle inseguitrici avevano illuso che il futuro potesse essere più roseo di quello che si sta rivelando.

Non c’era assolutamente nulla che convincesse di quella Reggina, se non i numeri di una difesa impenetrabile che, puntualmente, ha mostrato i propri limiti non appena si è trovata di fronte ad attacchi in grado di scardinarla: Trapani e Monopoli, ad esempio.

Si, perchè l’unica consolazione che deriva dal turno di campionato appena trascorso in casa amaranto è che davanti c’era un’avversario di qualità e che, a dispetto della pleonastica differenza di blasone, vanta una squadra decisamente migliore sul piano tecnico.

Era persino arrivato l’episodio che poteva far sperare di ottenere qualcosa in più del solito e striminzito 0-0, ricercato quasi come la più pavida delle squadre d’altri tempi.

Il gol, invece, ha sortito l’effetto opposto.  E se Cucchietti non para il rigore come contro la Paganese e o fa miracoli su miracoli come contro il Catanzaro, ma fa venire il dubbio che potesse far meglio su un tentativo dalla distanza accade l’irreparabile.

Succede che dal lato sinistro il Monopoli trovi terreno fertile per fare ciò che vuole con un Donnarumma in grado di far andare al manicomio Hadziosmanovic e Aurilletto.  A turno o insieme.   E ci si potrebbe aspettare persino una mossa con l’inserimento di un giocatore più bravo a difendere (Pasqualoni?), ma incredibilmente non accade nulla  e per poco Genchi non fa doppietta sfruttando la situazione.   Non c’è vergogna nel giocare per lo “0-0 e vediamo cosa succede’, non lo sarebbe stato neanche fare un cambio di quel tipo.

E pochi minuti dopo l’inizio della ripresa si cerca una motivazione sul perché vada fuori l’unico centrocampista che, seppur non nella sua miglior giornata, pare in grado di assicurare ritmo, vivacità e capacità di inserimento.  O al massimo ci si aspetta qualcosa di più della solita sostituzione “scolastica” che non cambia nulla in una partita che si sta pareggiando e che forse si farebbe bene a provare a vincere.

E se l’episodio che cambia la direzione della gara ti va contro è perchè la fortuna aiuta gli audaci e, nonostante qualche segnale diverso ad inizio 2018, audace questa Reggina non lo è affatto.

Quello amaranto è tutt’altro che uno squadrone, ma da qualsiasi squadra professionistica ci si aspetta qualcosa di più che tre-quattro tiri in porta nelle ultime dieci partite.  Anche se si schierano sette under in campo, dato che adesso è quasi una scelta alla luce del fatto che in panchina gli “over” non mancavano.

Si spera di vederne qualcuno in più nelle prossime gare, un numero sufficiente per ottenere quei dieci-undici punti che mancano per mettersi al riparo da quella che sarebbe una sciagura chiamata play out.

Che serva qualche altro rigore parato da Cucchietti, autogol o episodio favorevole non conta.  Oggi si fatica a credere che ci siano i margini per assistere ad una crescita della squadra sul piano dei contenuti tecnico-tattici..  Ciò che conta è che l’obiettivo, a fine stagione, arrivi e tra le mura di Reggio Calabria si tiri una linea e ci si racconti, eventualmente, come è arrivato