di Pasquale De Marte – Poteva andare peggio. Poteva piovere. Poteva piovere e si poteva pure perdere.

Si fa fatica a dare una lettura più ottimistica all’eredità lasciata da Reggina – Virtus Francavilla.

Anche a farsi andare bene quello che passa il convento, come accade da sei-sette anni nella Reggio Calabria calcistica , ogni tanto si rischia che qualcosa vada di traverso.

Erano i 182 i paganti, di cui 31 provenienti dalla Puglia.

151 eroi hanno rinunciato alla comodità di vedere la gara in streaming a costo più contenuto, con la possibilità di virare sulla TV al momento dell’ineluttabile constatazione dello spettacolo indecoroso regalato dal Granillo con il suo manto erboso e la squadra forse più pavida di sempre.

151 che, con molta probabilità, potrebbero guardarsi bene dal tornarci a prendere freddo di domenica pomeriggio dalle parti di Viale Galileo Galilei.

E ci si può girare dall’altra parte e spingere la macchina in panne quando si sente parlare di politica dei giovani, di contenimento dei costi, di dover fare di necessità virtù.  Non se ne farà mai una colpa alla società che, evidentemente e giustamente, preferisce tenere in vita il giocattolo senza voli pindarici.

Per il bene della Reggina, a volte, si mettono da parte persino i dati oggettivi. Anche perchè a volte risulta emotivamente meno difficile sparare sulla Croce Rossa invece che su qualcosa di amaranto.

Non è accettabile, però, che si assista inermi all’evolversi degli eventi senza far nulla che possa cambiare le cose.

Qualche anno fa in una conferenza stampa Franco Gagliardi se la prendeva con la stampa perché non riusciva a portare gente allo stadio. Oggi l’impresa è praticamente impossibile, perché nessuno ha la faccia tosta di raccontare ai tifosi che, in  fondo,  poteva andare peggio.

Poteva piovere e si poteva perdere.

Quei 151 allo stadio difficilmente ci torneranno. E stavolta non è un problema di obiettivi, investimenti, disponibilità economiche ma di atteggiamento.  Si sta trovando la cura anche per quei 2000 “malati” di Reggina che avevano persino sottoscritto l’abbonamento. Con presupposti come quelli di questa stagione sarebbe un successo farne la metà tra qualche mese.

E non si usino i risultati per negare l’evidenza.  Vincere a Catanzaro per la Reggina non può essere un’impresa epocale.

Lo è  forse per il curriculum dei protagonisti attuali (senza offesa,  anche perchè per arrivare in alto bisogna partire dal basso), ma che non lo si metta in evidenza come vanto davanti ai tifosi.

Oggi i tifosi sono in fuga a maggior ragione perché accogliere con soddisfazione un doppio 0-0 casalingo contro Racing Fondi e Virtus Francavilla è un’offesa. Lo è ancor di più dopo aver fatto poco o nulla per vincere.

E forse avrebbe persino dato meno fastidio perdere la prima e pareggiare la seconda per paura di un doppio tonfo.  Magari non sarebbe stato ideale per la classifica, ma avrebbe abbassato di meno l’indice di gradimento.  E si sa che la storia amaranto più che di risultati e vittorie è fatta di tifo.

La Reggina anche dovesse riuscire nella difficile e titanica impresa di retrocedere in Serie D (mai accaduto sul campo) in un campionato con tre squadre con seri problemi societari non può essere equiparata ad una squadra di paese.

Se qualcuno lo pensa è solo perché in questo momento ci sono protagonisti che, per congiunzione astrale e contingenze a loro favorevoli , si sono ritrovati l’occasione della vita.

L’ambiente, però, è pronto a sostenerli. A patto che il sostegno se lo meritino.