di Pasquale De Marte – La Reggina sta vivendo un mercato di gennaio e forse anche una stagione strana.

Dopo venti giorni dall’inizio del mercato invernale il progetto tecnico estivo è stato quantomeno sconfessato.

Sia chiaro: i giocatori ci hanno anche messo del loro, in attesa che si accertino e si analizzino altre eventuali responsabilità.

I fatti dicono, però, cose inequivocabili: quattro (cinque, volendo considerare Di Livio che si aspettava tornasse dalla squalifica come il Messia e già emigrato a Matera adesso) titolari sono in lista di sbarco.

Mezavilla e Di Filippo non sono tra i convocati per la sfida con la Paganese, ma hanno deluso anche e soprattutto sul piano tecnico.

Poi ci sono due casi a parte: uno è Porcino, l’altro De Francesco. Uno vice-capitano, l’altro capitano.  Entrambi a scadenza già dall’estate scorsa, ma messi al centro del progetto e ora accantonati.

Si sperava forse che i gradi ammorbidissero la loro posizione in merito ad un’apertura verso un rinnovo che, però, non c’è mai stata.

E c’è che da dire che, se proprio dovevano essere messi  da parte, si doveva fare a luglio scorso. Si sarebbero evitati molti equivoci o errori.

Primo fra tutti non dare la fascia ad un reggino che, magari, avrebbe potuto avere maggiori stimoli nel farsela bastare come  incentivo emotivo per prolungare la sua esperienza con la maglia che ha sempre amato.

La militanza nel settore giovanile avrebbe, tra l’altro, giustificato pienamente la scelta a fronte di un anno in più di De Francesco rispetto a Porcino.

E la situazione è davvero paradossale, perchè non c’è nessuno da santificare e nessuno da demonizzare.  Non si può demonizzare Porcino che, pur reggino, ha obiettivi professionali e ambizioni da misurare.  Ma è anche vero che nel momento in cui si è trattato di dover rinunciare a denaro per vestirsi d’amaranto (era sotto contratto con il Benevento) non si è fatto molti problemi.  E, per l’appunto, non per questo va santificato alla luce di quelle che sono le sue scelte per il futuro.

De Francesco, invece, svincolato e fresco di retrocessione con L’Aquila aveva abbracciato il progetto di una Reggina che non era ancora sicura di disputare la Serie C.  Adesso, però, non può permettersi qualcosa che vada al di là della gratitudine, dato che nessun giocatore importante se la sente di abbracciare una società che, per il momento, si nega (giustamente!) voli pindarici.

Ne potevano uscire tutti meglio? Forse, soprattutto se, come pare, i calciatori si siano rifiutati di firmare un contratto in bianco con clausola di essere liberati a zero in caso di altra chiamata.  Così come certe scelte piovute oggi dall’alto e forse dettate da un giocattolo che si è rotto nei due mesi che hanno preceduto Natale, potevano arrivare prima.

Adesso, però, c’è una disparità di trattamento per cui i conti non tornano:  Porcino fuori, De Francesco titolare per la partita contro la Paganese.

Qual è la differenza?  Nessuna, entrambi sono destinati ad andare via.  La differenza sta nel fatto che nel ruolo di esterno sinistro è arrivato un giocatore già pronto come Armeno, mentre a centrocampo Giuffrida e Castiglia non sono ancora al top.

Quasi una dichiarazione firmata di essere arrivati “impreparati” alla prima del 2018.

Nell’attesa e nella speranza che l’impreparazione non si trasformi in approssimazione dei programmi (ci ancora dieci giorni di mercato per risolvere) c’è da da augurarsi che De Francesco giochi una partita al suo livello, senza pensare che potrebbe davvero essere l’ultima della sua vita amaranto.