“È difficile commentare una mancata qualificazione al mondiale, soprattutto perché il calcio in Italia è lo sport di gran lunga principale e quello più giocato. Credo che il problema del calcio, da cittadino, sia lo stesso di tutti gli altri settori. Una nazione in evidente difficoltà economiche, morali e priva di idee, dove la popolazione è in preda ad una crisi di nervi”.

A scriverlo è il tecnico della Reggina Agenore Maurizi,  attraverso la sua pagina Facebook,.

“Dispiace molto per i dirigenti federali, per i calciatori, per lo staff tecnico e per tutte quelle aziende che potevano creare un business con la partecipazione al mondiale di Mosca, ma principalmente dispiace per chi, senza interessi e per sola passione, solo per amore era incollato al televisore nella speranza di alleviare lo stress della vita quotidiana, tifando la propria nazione e sperando nella vittoria per dare un senso di appartenenza che ci fa sentire uniti in quel momento. Se posso fare un commento dico che questa eliminazione, che in queste ore è vista come un dramma sportivo e sociale, è figlia del tempo e della mancanza di programmazione tecnica dei nostri vertici. Viene da lontano come tutte le crisi, e come tutte le crisi può essere considerata un’opportunità. Il calcio di formazione è diverso da quello di prestazione. Ci vogliono centri federali che formino atleti di calcio, ci vogliono accademie private che formino atleti di calcio, in collaborazione con il ministero della pubblica istruzione. Ci vogliono riforme che tolgano la pressione del risultato nelle fasce di età della formazione, non perché giocare per vincere sia sbagliato, ma nella formazione la partita deve essere vista solo come un fatto isolato che rappresenta un progresso nella formazione stessa. Ci vogliono anni di ristrutturazione, ci vogliono investimenti finalizzati, ci vogliono idee e competenze. Ci vuole tempo, il tutto e subito non è mai possibile. Infine come uomo posso dire che mi dispiace per tutti i veri amanti del calcio italiano e per tutti quegli adolescenti che giocando al calcio hanno un sogno nel cassetto. Non smettete mai di sognare e lottate per i vostri sogni, tenendo ben presente che si può vivere bene e sereni anche senza diventare giocatori di calci”o