di Pasquale De Marte – Sono poco più di 2000 e rappresentano lo zoccolo duro del tifo, al netto di coloro che hanno lasciato Reggio Calabria .  Sono loro che, con molta probabilità, si indispettiranno per la scelta della società Reggina 1914 di indire la “Giornata dell’Orgoglio Amaranto”.

Una perifrasi molto elegante per sottolineare che, contro il Catania, proprio tutti dovranno pagare il biglietto.  Nessuna truffa, nessuna forzatura, nulla che non rientri nel pieno diritto di chi tiene in piedi la baracca.

Reggina: carta canta

Era scritto molto chiaro sulle locandine che promuovevano la campagna abbonamenti:  la Reggina si riservava la possibilità di indire la “Giornata Amaranto”.

Nessuno dunque si illuda di aver pagato meno di quanto gli era stato promesso, anzi a dirla tutta nel frattempo è stato anche ripescato il Rende  aggiungendo una gara in più a quelle previste dalla tessera sottoscritta.

I problemi, semmai, potrebbero essere altri.   Sabato al Granillo, in attesa delle decisioni del Gos, potrebbe esserci un grande afflusso di sostenitori del Catania.

  I quattro punti nelle ultime del partite potevano riaccendere un po’ di entusiasmo e suggerire l’eventualità che qualche pagante in più per la sfida ad una delle corazzate del campionato, con la quale esiste una rivalità antica ma un po’ mitigata dal tempo.  E, al di là delle speculazioni mediatiche, non si tratta certo di una partita che si carica da sola come ad esempio il derby con il Messina, soprattutto per le generazioni che non hanno vissuto il picco dell’acredine tra amaranto e rossazzurri.

Vedere grande pubblico, a maggior ragione adesso, appare utopia pura.

La Giornata Amaranto era prevista anche nelle passate stagioni, ma non è mai stata messa in pratica: a testimonianza come sia una facoltà, non un obbligo.

Sfruttare, eventualmente, un momento di maggiore coinvolgimento popolare (nella speranze che questo sarebbe arrivato) forse avrebbe avuto miglior sorte di quanta non ne avrà.

Va anche detto che la società potrebbe trovare ragione nei numeri.

Reggina:  cosa accadrà?

Ed ecco che la Giornata Amaranto si trasforma in pompiere con idrante aperto sul fuoco di una piazza che ogni tanto si ricorda di una squadra di giovanotti che, tra alti e bassi, sta regalando soddisfazioni.   E non è la prima volta che, in questa stagione, quando si ha l’impressione di alzare la testa ci si trovi a a doverla abbassare per fattori che esulano dal campo.

Una scelta che, ad oggi, può dare persino adito a pettegolezzi, compresi quelli che vedono la sfida vicina ad una scadenza importate come  quella del 15 ottobre scorso , in cui la Reggina ha onorato ogni impegno nei confronti dei suoi tesserati (una cosa non scontata di questi tempi nel calcio).

Pettegolezzi, appunto, dato che difficilmente si può pensare di racimolare grandi cifre.    Pettegolezzi che servono  a poco.

L’unica cosa certa  è che molti dei 2000 abbonati non hanno gradito .  Si aspetterà il riscontro del botteghino per sapere quanto la scelta sarà stata appropriata e quella del tempo per determinarne gli effetti.

Il paradosso è che ci sarebbe da portare più gente allo stadio, ma si rischia di perdere quella che già c’è.

Invece non c’è neanche un trattamento di favore verso chi un abbonamento ce l’ha , come una corretta politica di marketing avrebbe potuto prevedere se proprio non se poteva fare a meno.