di Michele Favano – Stagione 2010-2011, che squadra quella Reggina guidata da Gianluca Atzori, protagonista di una cavalcata entusiasmante conclusasi ad un passo dal grande traguardo. Di quella straordinaria annata, in tanti ricordano, purtroppo, solo il gol di Rigoni nei secondi finali di Novara, che valse la finalissima per la squadra piemontese, mentre per i tifosi amaranto una profonda amarezza rimasta dentro per lunghissimo tempo. Quanti ricordi mister di quella che è stata l’ultima grande stagione per il calcio reggino: “Siamo partiti in ritiro che eravamo trentadue, il presidente Foti mi disse che dieci erano di troppo. Riuscì ad allenarli tutti e non è stato facile, quasi tre squadre, poi l’organico è stato sfoltito e per fortuna siamo riusciti a trattenere Bonazzoli, uno dei centravanti più forti che abbia mai allenato. C’era molto scetticismo in città e da parte degli addetti ai lavori, il nostro orgoglio era quello di avere tantissimi giocatori in rosa cresciuti nel settore giovanile della Reggina. E poi l’entusiasmo crescente con il trascorrere delle giornate, otto vittorie fuori casa che sono tante e tutti i calciatori che ci tenevano tantissimo alla maglia. Rivedo nella mia mente più volte quella gara giocata a Novara, si era in vantaggio poi la fantastica giocata di Rigoni. L’ho rivisto più volte e scherzosamente lo ho sempre mandato a quel paese”.

Riguardando quella formazione, tanta gente oggi gioca ancora ad alti livelli

“Eravamo una grande squadra, il mio compito è stato quello di tirare fuori il meglio da ognuno di quei calciatori. Entusiasmo, spensieratezza e qualità hanno contraddistinto il nostro cammino. Puggioni, Acerbi, Viola, Missiroli, Costa oggi giocano in serie A, Laverone, Rizzo, Rizzato e Barillà in serie B, Adejo ha iniziato con la Salernitana poi è andato via. Con il senno di poi, avrei dovuto proseguire l’avventura con la Reggina anche l’anno successivo, ma c’era una grande opportunità che mi è stata offerta dalla Sampdoria, poi finita male”.

Quel campionato con la Reggina di altissimo livello, il seguito decisamente meno.

“Gli anni successivi una serie di scelte sbagliate, la voglia di tornare a lavorare mi ha fatto commettere alcuni errori. Il ritorno a Reggio Calabria è stato dettato dalla conoscenza dell’ambiente, non consapevole delle difficoltà che la società aveva iniziato ad avere. Ricordo che di aver dichiarato dopo qualche giornata che quella squadra non avrebbe potuto raggiungere grandi obiettivi perché avevo contezza del gruppo. Venni accusato di non credere in quei calciatori, poi i risultati sono stati quelli che tutti conoscono. Nella mia seconda esperienza a Reggio Calabria ho trovato un presidente, Foti, che si è relazionato con me in maniera differente rispetto alla prima volta”.

Segue le vicende della Reggina di oggi?

“Chiaro, guardo sempre il risultato della Reggina. Va benissimo la politica dei giovani, io sono stato sempre a favore. Mi ha sorpreso il cambio radicale del comparto tecnico, Gabriele Martino aveva fatto bene nella passata stagione, è di Reggio ed ogni volta che lo sento avverto il suo amore verso città e squadra, credo ci sia rimasto molto male. Non conosco Maurizi personalmente. Se gli obiettivi sono quelli della salvezza direi che fino al momento si è abbastanza in linea”.

Il suo futuro?

“Per quello che mi riguarda qualcosa che bolle in pentola c’è. Non voglio commettere gli errori del passato, quindi ogni valutazione la farò con particolare attenzione”.