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Rende è dimenticata: la Reggina cresce e Maurizi pure

di Giusva Branca – Rende è lontana anni-luce e con essa quella squadra dissennata che uscì sconfitta dal ‘Lorenzon’ all’esordio. Gli amaranto portano a casa dal difficile campo di Pagani un punto e, soprattutto, tante certezze in più. Anche qualche sbavatura, a dire il vero, ma ci sarà tempo per limare anche quelle.

Ci sarà tempo soprattutto perché Basile e Maurizi – costretti a fare le nozze con i fichi secchi a causa del budget ridicolo messo loro a disposizione – stanno lavorando giorno e notte.

E ciò emerge, appunto, dalle correzioni, di atteggiamento e tattiche, che la squadra, dopo la sciagurata gara di Rende, sta mettendo in evidenza.

Bene l’atteggiamento, con la squadra che risente inevitabilmente della assenza di Bianchimano sul piano delle soluzioni ma non su quello della personalità.

Ci mette un po’, in verità, a trovare la quadra del discorso, ma, comunque, rischia poco contro una Paganese più che galvanizzata dal successo di Cosenza.

E proprio questo è il dato del quale bisogna dare atto e tirar giù il cappello: Maurizi – e lo si era già visto contro il Catanzaro – ha ancora accorciato la squadra, soprattutto nella ripresa, abbassato di 20 metri la linea difensiva rispetto alla trasferta di Rende e la Reggina ha tenuto sempre il campo con autorità.

Ha chiuso il primo tempo sotto di un gol, causato da 20 muniti di follia di Pasqualoni che a un certo punto è andato nel panico non raccapezzandosi più, ma non ha mai dato, comunque la sensazione di essere in balia degli avversari, né di essere particolarmente esposta alle ripartenze, pur non essendo sempre compatta come poi evidenziato nella seconda parte.

E nel secondo tempo la musica è cambiata del tutto.

La sorpresa De Francesco (e facciamoli i complimenti allo staff sanitario e al dott. Pasquale Favasuli, ogni tanto…) ha gestito le operazioni con superba maestria, mentre Mezavilla si è dimostrato sempre più professore e gigante delle verticalizzazioni.

Trovato il pareggio in apertura di ripresa con Sciamanna e grazie ad un errore in uscita della Paganese (ma innescato dal pressing altissimo degli attaccanti amaranto), Maurizi – ancora una volta – ha dimostrato di aver capito la lezione di Rende e ha rinforzato gli ormeggi: via Sparacello (inconsistente, se manca Bianchimano forse la soluzione migliore è proprio quella che il tecnico ha messo in campo senza di lui) e dentro Solerio, con Porcino spostato sulla linea di centrocampo, a poter spingere senza dover scappare subito all’indietro.

E da qui in poi la Reggina è stata padrona assoluta del campo e con un pizzico di consistenza in più in attacco (ma Bianchimano non lo si regala a nessuno) il colpaccio sarebbe stata cosa fatta.

Qualche sbavatura, però, c’è stata ancora e su questo Basile e Maurizi lavoreranno: almeno una volta i fantasmi di Rende sono riapparsi con una squadra in quella occasione follemente sbilanciata in avanti e che ha consentito alla Paganese un contropiede che ha portato 5 giocatori di casa contro 3 amaranto in piena area di rigore, azione che poi è sfociata nel rigore parato da Cucchietti. Sono peccati, questi, che rischiano di vanificare una intera prestazione e che sono inaccettabili. La mancanza di equilibrio non pare più figlia di questa squadra, ma anche un solo fantasma del passato può costare carissimo.

Altro fantasma rivisto sta nel non saper sfruttare al meglio la superiorità numerica (stavolta una ventina di minuti), non riuscendo a spingere adeguatamente allargando il campo e aumentando la velocità del giro-palla, cosa già vista contro il Catanzaro.

Ma, dicevo, ci sarà tempo per lavorare anche su questo.

Per il momento bene così, molto bene così.

La Reggina, a dispetto del budget e delle ambizioni inesistenti della società, ha pescato nella voglia e nel carattere di Basile il jolly di chi vuole vincere tutte le scommesse impossibili e in Maurizi quello che non ti aspetti: un tecnico che non si fa schiavo delle proprie idee ed è disposto a rivederle, limarle, adattarle.

Chiosa e discorso a parte per Cucchietti, ma è un film già visto: ancora una volta l’estremo difensore amaranto si è dimostrato un gigante (e non solo per il rigore parato, anche se due in tre gare sono tanta roba…).

Sicuro negli interventi, presente esattamente dove deve essere, autorevole verso i compagni, poco disposto a perdere la concentrazione anche quando tutti si lasciano andare a proteste (vedi episodio del rigore).

Credo che la Reggina, dopo De Francesco e Mezavilla abbia trovato un altro leader, a dispetto della verdissima età.

In chiusura, ancora una volta, va rilevato come alla Reggina manchi qualcosa: a Rende mancava un gol valido e non visto (la punizione di De Francesco), a Pagani manca un rigore solare per un “mani” in area della Paganese, pochi minuti dopo quello concesso ai padroni di casa per un “mani” in area amaranto, ma ben più evidente di questo.

Questi due episodi, sommati alla condotta dei giocatori del Catanzaro, tollerata dall’arbitro in casa amaranto, dovrebbero già essere tre indizi tali da far scattare un campanello di allarme in casa amaranto.

E’ già tempo che la dirigenza muova i suoi passi sui tavoli che contano.

Ma questo non può farlo Basile…