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Lo Stretto amaranto e un popolo smarrito: Reggio Calabria merita la Lega Pro ?

di Pasquale Romano – Un viaggio infinito. Più lungo del previsto il tragitto di ritorno per una Reggina che, dopo aver colorato d’amaranto lo Stretto nello spareggio play-out con il Messina, ha incontrato traversie e sventure. Un anno durato un secolo: dopo le fiamme dell’Inferno e la tristezza del Purgatorio, adesso si intravede la luce e si torna al punto di partenza. Dal San Filippo alla trasferta di Fondi, è di nuovo Lega Pro, la Reggina si riappropria di quanto conquistato sul campo. Non è più la stessa società, la rosa a disposizione del tecnico (anch’esso nuovo rispetto al passato) è completamente diversa. Rimane l’amaranto a fare da fil rouge tra le due epoche, l’anno di transizione da questo punto di vista è servito per segnare in modo marcato il passaggio di consegne.

Il rapporto tra Reggio Calabria e la Reggina si era scolorito da almeno un lustro, tra promesse infrante e un lento ma costante declino. Evidente e insanabile la frattura tra la piazza e il presidente Foti, non era difficile rintracciare i tifosi che avevano abbandonato il Granillo in segno di protesta e ‘giuravano’ di ritornarci appena l’ex massimo dirigente avrebbe fatto le valigie. Nei mesi scorsi invece, a tenere banco erano state le polemiche legate al ‘nome’ del club, all’identità e il percorso storico da riconquistare. Filtrava anche il malcontento per il dover assistere al secondo campionato consecutivo nei dilettanti, ‘onta’ che il tifoso reggino non poteva sopportare. La società ora guidata da Mimmo Praticò, con un lavoro certosino e prolungato, è riuscita ad ‘accontentare’ la piazza su tutta la linea.

La ‘Reggina’ (stavolta anche sulle carte federali) si è ripresa dunque la storia, l’identità e perfino la categoria, missione quest’ultima temeraria e quasi impossibile. Anche un mercato partito in sordina, si è concluso con alcuni innesti (Coralli e Botta su tutti) che sembrano poter soddisfare mister Zeman e i tifosi amaranto, ricordando il budget a disposizione e che l’obiettivo stagionale è quantomai chiaro e cristallino, ovvero centrare la permanenza in Lega Pro.

La legge dei numeri però (purtroppo) è implacabile. Logorata dallo sforzo economico compiuto, la società ha teso la mano alla città, chiedendo un concreto segnale di vicinanza in sede di campagna abbonamenti. Nessun proclama o pretesa, soltanto un sincero ‘atto d’amore’ che facesse da seguito agli obiettivi centrati da Praticò e soci. All’antivigilia dell’esordio in campionato sul campo del Fondi invece, sono meno di 2000 le tessere sottoscritte dai tifosi amaranto. Al netto dei sostenitori della Curva Sud, contrari alla tessera del tifoso e decisi ad acquistare il tagliando per le singole gare interne, si può affermare che la soglia di 4-5000 abbonati (che sembrava essere il traguardo minimo) difficilmente verrà toccato, salvo impennate nella settimana che accompagnerà al derby con il Messina.

Il paradosso si mescola alla malinconia, ad oggi ha prevalso l’incapacità di cogliere il bello di un momento storico che rischia di essere un attimo fuggente, irripetibile. Il popolo amaranto, o almeno una buona parte, ha ‘preteso’ senso di appartenenza senza poi mostrarlo a sua volta. Reggio Calabria, ancora una volta e non solo in campo sportivo, sembra vittima di se stessa. Assieme all’umidità di una strana estate si è alzato un velo d’ipocrisia, a fare da cornice una serie di quesiti che non trovano risposta. Dove sono finiti i tifosi insofferenti alla gestione Foti ? Forse a far compagnia ad altri sostenitori che chiedevano a gran voce nome, identità, blasone e categoria. Tutti in fila, probabilmente soddisfatti. Sicuramente smarritisi sulla via del Granillo…