Non si può più giocare a carte coperte. La Reggina Calcio, dopo lo svincolo dei calciatori,  non esiste più, almeno sotto il profilo sportivo (qui il comunicato della società).  A stretto giro di posta tutti i gruppi di imprenditori che avranno interesse a far rinascere il calcio a Reggio dovranno recarsi dal Sindaco Falcomatà e far valere i propri progetti.

Toccherà poi al primo cittadino scegliere quale offrirà maggiori garanzie , per poi inviare una lettera alla  Figc attraverso quale legittimerà solo una cordata a chiedere l’ammissione in Serie D.

Si parla di diverse possibili soluzioni che, a breve, non potranno più nascondersi, nemmeno quelle che ritenevano la cancellazione della precedente società l’unica opportunità per ripartire.

Resta in pole position la soluzione Mimmo Praticò e tutti gli eventuali soci che farebbero capo a lui.

Per partecipare alla prossima Serie D serviranno trecentocinquantamila euro (trecentomila di investimento a fondo perduto per ottenere la wild card per il massimo campionato dilettantistico e cinquantamila euro per l’iscrizione).

Il dato positivo è che la nuova Reggina vedrebbe cessare tutte le colpe della vecchia società: debiti, pendenze e penalizzazioni.  Ma si riparte da zero, in tutti i sensi.

Bisognerà ricostruire un parco giocatori (dalla prima squadra alle giovanili), bisognerà trovare persino le strutture per allenarsi in attesa che venga chiarita la situazione S.Agata che fa comunque capo alla vecchia società, così come la gestione trentennale del Granillo.

Non si può pensare di andare in D e costruire una squadra che farà la comparsa. Servono giocatori importanti e, sebbene si tratti di calciatori dilettanti che al lordo costano meno di un professionista,  le spese non saranno poche.

Si potrebbe superare il milione di euro per avere un budget degno del nome Reggina.

Una grossa mano potrebbe offrirla il botteghino, ora più che mai la presenza della gente allo stadio potrebbe fare la differenza in un campionato povero.