di Pasquale De Marte – B come Bonazzoli a Bergamo. B come Balistreri a Messina.  30 come il 30 aprile 2006 e come il 30 maggio 2015.  Nella sua stagione più disgraziata  la Reggina si regala una gioia vincendo il derby play out contro  il Messina.

Bastava il pareggio, è arrivata la vittoria.  In nove, con un colpo di testa di Balistreri.

Stavolta i minuti oltre il 40′ sorridono alla Reggina, dopo Cossato e Rigoni.

Quando la posta in palio conta il derby è sempre amaranto.

La partita è quella che tutti si aspettano: piuttosto bloccata, dove i lampi e le emozioni sono affidati agli spunti dei singoli.

L’avvio dei padroni di casa sembra essere più convincente rispetto a quello degli ospiti. Soprattutto nei primi dieci minuti gli amaranto pensano a limitare i danni ed a contenere la sfuriata iniziale peloritana che, di fatto, non si concretizza in alcuna occasione da rete.

Passano i minuti e viene fuori la personalità della squadra di Tedesco. Il tecnico sceglie Ungaro e alza Benedetti sulla linea dei centrocampisti, la mossa sembra dare buoni riscontri, ma a fare il bello ed il cattivo tempo sono i due attaccanti: Insigne e Viola.

Imprendibili per i difensori di Di Costanzo, non riescono però a trovare il momento giusto per far centro,come quando Insigne, a pochi passi dalla porta, non riesce a trovare l’impatto con un pallone da spingere in rete.

In avvio di ripresa gli scenari sembrano restare i medesimi, fino a quando Benedetti viene espulso per doppia ammonizione per un ingenuo fallo a centrocampo.

Il Messina si carica e quasi subito si divora il vantaggio con Benvenga che fallisce un rigore in movimento sugli sviluppi di un corner.

Tedesco, espulso durante l’intervallo corre ai ripari e ridisegna la squadra con un abbottonato 5-3-1, con Magri al posto di Viola

Con un uomo in più i giallorossi prendono coraggio e ci provano anche con una conclusione dalla distanza di Donnarumma che sfiora la traversa.

Belardi nega la gioia del gol ad una girata di Orlando, che, per la Reggina, arriva al 41′: Balistreri, appena entrato, si guadagna una punizione  che batte Zibert: di testa l’ex punta della Torres fa esplodere i mille sostenitori presenti al San Filippo tra settore ospiti e tribuna.

L’espulsione di Aronica vale un’ulteriore sofferenza che addolcisce il sapore del trionfo