Alex Cordaz a Crotone è ormai un’istituzione.  Il portiere è una bandiera pitagorica e nessuno meglio di lui sa come da queste parti si può realizzare l’irrealizzabile.

Il Crotone in A era qualcosa a cui pochi credevano.  Ce l’ha portato anche lui.  Non è stato un miracolo, ma un traguardo raggiunto passo dopo passo. Riformando una società che era partita dall’Eccellenza e che nel tempo ha saputo strutturarsi fino da avere la capacità di allestire una squadra in grado di fermare l’avanzata della Juventus schiacciasassi di Massimiliano Allegri.

Nei giorni scorsi il portiere ha dichiarato che bisognerà partire da subito con il piede giusto.  Ed è difficile dargli torto, potrebbe però rappresentare un concetto sbagliato quando evidenzia la voglia di costruire una  “nuovo sogno”. Un solo termine sbagliato, ma con tante verità raccontate nella sua prima intervista stagionale. La necessità di mantenere il senso d’appartenenza, l’umiltà e di non immaginare cavalcate trionfali che ad oggi sono improbabili per tutti.

Parlare di sogno , ormai, per il Crotone è esagerato.  La migliore società della Calabria ha tutto il diritto di iniziare a utilizzare i termini giusti.  Che il sodalizio pitagorico nella prossima stagione possa lottare per andare in A deve rientrare nell’ordine delle cose.

Il Crotone, grazie al lavoro della famiglia Vrenna e di Ursino, ha cambiato dimensione.  Non vive più una favola o un sogno, ma la consapevolezza di aver dato alla città una dimensione calcistica sensibilmente superiore a quella a cui è abituata in altri ambiti sociali.

Cordaz, però, parla nella maniera giusta