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Carlo Diana, la Calabria nel calcio che conta

di Pasquale De Marte – Da Catanzaro a Torino e Milano, passando per Roma. Una storia di successo che come punti di partenza  e d’arrivo ha quelli di tanti calabresi.

 

Carlo Diana è uno di quelli che nel calcio ha tracciato un solco, diventando uno dei pionieri del concetto di marketing applicato allo sport più popolare in Europa

 

E’ socio della Reset Group. Il suo compagno di viaggio è l’agente  Fifa Davide Lippi (figlio del ct campione del  mondo Marcello). Una società leader in cui i due si dividono le competenze: l’area sportiva e quella relativa all’immagine dei tanti sportivi di primo livello di cui curano gli interessi.

 

I sogni erano quelli di un ragazzo di Calabria, che sceglie La Sapienza per studiare brillantemente Economia e che rinuncia ad un posto in banca o da commercialista per inventarsi il lavoro.

 

Tutto nasce ad un convegno dove si propone ad uno dei responsabili dell’ufficio marketing della Juventus che capisce subito la stoffa del giovane e dopo pochi giorni lo inserisce nell’organigramma bianconero, dove crescerà fino a diventare il manager ed imprenditore di successo che è oggi dove ha modo di fare affari con assi del calibro di Dolce & Gabbana, Messi e  Chiellini, solo per citarne alcuni.

 

Tanti partono dal basso, lei è partito dal top: la Juventus. Col senno del poi è stato un merito, un privilegio o una difficoltà in più?

“Tutte e tre le cose.  Un merito perché ho investito su questa cosa.  Sono stato il primo ad approfondire una materia inesplorata come lo sport marketing. Ci ho scritto un libro e gli ho dedicato molto tempo all’università.  E questa è la leva che mi ha portato a lavorare per la società più organizzata del mondo.  Un privilegio perché ci sono arrivato giovanissimo. Ed una difficoltà perché c’era chi, come Giraudo, mi ricordava ogni giorno cosa significasse lavorare per la Juve”.

 

Si parla molto di diritti d’immagine oggi nel calcio. E tante trattative saltano per questo, si sente un po’ responsabile?

“No, perché accade quasi esclusivamente a Napoli dove la società si preoccupa comunque di gestirli solo in maniera parziale. Non ha un’area dedicata ai diritti d’immagine”.

 

Se Carlo Diana dovesse fare il nome di un grande dirigente del calcio?

“Senza ombra di dubbio dico Antonio Giraudo, solo un gradino sotto Luciano Moggi

 

Un rapporto con la Juventus che finisce nel 2006 dopo una decina d’anni

“Già nel 2003 non ero più dipendente, ma un consulente esterno.   E non esistevamo più domeniche o festivi data la concomitanza di altri impegni”. 

 

Cosa offre la Reset ai suoi clienti in poche parole?

 

“Oltre a trovare la migliore la squadra alle migliori condizioni  possibili ad un calciatore, ne costruisce l’immagine fuori dal campo”

 

La Reset va anche oltre

La scuola calcio Reset Accadey 2.0 al centro sportivo la Borghesiana di Roma e abbiamo inglobato la Lodigiani Calcio.  E’ il mio amore più grande, la passione che ci metto per questo progetto è lo stesso che avevo da giovane per le cose che mi piacevano .  Lo stiamo sviluppando anche in Cina, perché il 6 novembre inaugureremo una sede anche lì.  Attraverso poi ‘Insuperabili’ ci dedichiamo all’insegnamento del gioco del calcio a giovanissimi affetti da ogni forma di disabilità”.

 

Ci sono calabresi tra i suoi assistiti?

“Pietro Iemmello più che un mio giocatore è un mio figlioccio. Siamo legati dalla catanzaresità e suo padre è un mio coetaneo con cui esiste un rapporto da molto prima. Poi abbiamo Nicoletti del Crotone che oggi è in prestito al Catanzaro”. 

 

Lei è stato uno dei fautori di una prima rivoluzione commerciale nel calcio italiano: probabilmente ne servirà un’altra per tornare al top europeo. Cosa serve all’attuale sistema?

“Serve gente più preparata in business dello sport. Allo stato attuale c’è tanto impegno, ma a livello artigianale.  Quando si avranno giovani che conoscono la materia verrà tutto di conseguenza: stadi nuovi e gestione ottimale dei costi”.

 

A Carlo Diana manca qualcosa della Calabria?

“Della Calabria mi manca tutto.  I miei quindici giorni di vacanza li trascorro lì ed anche mio figlio rinasce ogni volta che ci torniamo. Presto organizzerò un evento dedicato a Pino Daniele e il ricavato sarà interamente devoluto all’associazione Insuperabili’

 

In Calabria, la realtà più piccola il Crotone, fa grandi cose. Le altre annaspano in Serie C: da fuori che effetto le fa?

A Crotone si sa fare calcio in maniera sostenibile e i risultati ne sono una conseguenza.   Conosco poco la situazione della Reggina, mentre a Catanzaro ci sono le basi per un futuro che sarà roseo

 

Lei è tifoso del Catanzaro, ma anche uno studioso del calcio: cosa crede sia mancato in tutti questi anni di oblio alle dirigenze che si sono alternate?

 

“Credo che una squadra possa essere lo specchio della società.  Catanzaro dagli anni della Serie A  in poi ha vissuto anni di declino come città.  Finalmente è arrivato al timone il migliore imprenditore possibile , Floriano Noto, e sono sicuro che porterà risultati importanti”.

 

Lavorare per il Catanzaro è un suo sogno?

 

“Sogno di farlo, magari in Serie A o a conclusione della mia carriera. Vedremo se un giorno ci saranno le condizioni”.