di Gianni Tripodi – Ha voluto aspettare le prime cinque giornate di campionato prima di uscire allo scoperto. Il presidente Raffaele Monastero, assieme alla società, sta effettuando delle valutazioni e analizzando in maniera più approfondita, quello che va e quello che non va. Verranno poi prese delle decisioni per procedere con un percorso di miglioramento. Ai microfoni di Strill.it il presidente Raffaele Monastero parla senza peli sulla lingua, consapevole di essere critico, come è giusto che sia, per il bene dei colori nero arancio.

Due vittorie casalinghe e tre sconfitte esterne…

Questo è quello che ha espresso il campo. E’ difficile esprimere un giudizio complessivo nonostante siano già passate cinque giornate, abbiamo giocato due gare senza Fabi e due gare senza Roberts, ma nonostante tutto abbiamo conquistato quattro punti vincendo due incontri in casa.

Perché è arrivata la sconfitta di Cagliari?

Rimane il rammarico di Cagliari perché è una squadra alla nostra portata anche senza Roberts. E’ chiaro che quando viene a mancare un giocatore come lui tutta la squadra ne soffre, ma contro Cagliari, pur sapendo di dover fare a meno di lui, non abbiamo giocato con la stessa intensità sui due lati del parquet vista contro Rieti eppure contro i laziali avevamo la stessa intelaiatura e abbiamo vinto mostrando grande aggressività nonostante l’assenza di Roberts, che considero un giocatore completo, uno dei difensori più forti visti in A2.

Cosa ne pensi delle dichiarazioni di Calvani al termine della sfida persa contro Cagliari: “Siamo una squadra nuova e giovane con tanti ragazzi che l’anno scorso erano in panchina e che quest’anno giocano titolari“, parole forti che fanno certamente discutere.

Non credo che il nostro roster sia formato da giocatori che l’anno scorso erano seduti in panchina. Abbiamo costruito con Gaetano una squadra solida che potesse crescere durante il corso del campionato, con un quintetto base altamente competitivo e affidabile di comprovata esperienza e una panchina lunga ed efficace composta da dieci giocatori impiegabili completa in tutti i ruoli. Se proprio vogliamo essere pignoli forse ad oggi ci manca numericamente un lungo, ma puntiamo tutto sul recupero di Baldassarre che non tarderà ad arrivare, al momento è in difficoltà, ma ogni volta che scende sul parquet è sempre uno che dà l’anima. Potrei davvero parlare di tutti “i dieci” che compongono il roster, il talento di Caroti seppur giovanissimo è fuori discussione e non dimentichiamoci che arriva da un brutto infortunio subito quest’estate, Passera è un giocatore di grandissima esperienza, l’impatto di Rossato è determinate sia in attacco con le sue penetrazioni che in difesa con la pressione che mette sempre sul difensore, inoltre i giovani Benvenuti e Agbogan stanno sempre dando il massimo ad ogni partita e poi il carisma di Agustin è essenziale per la nostra squadra. Abbiamo dimostrato in tutte e cinque le partite di avere carattere riuscendo a rimanere sempre in partita, anche nei momenti di difficoltà giocandocela fino alla fine.

Come giudichi le scelte tecniche di Calvani?

Devo intanto rispettare i ruoli perché Marco ha l’esperienza che gli consente di far sempre le scelte giuste nell’interesse della squadra e della società. E’ chiaro che io faccio il presidente e lui fa l’allenatore, ci deve essere rispetto dei ruoli e delle scelte, nessuno si può arrogare il diritto di criticarle.

Perché un giovane in rampa di lancio come Taflaj viene utilizzato con il contagocce?

Celis è un patrimonio della Viola, un giocatore di grandissime capacità e di grande talento, sappiamo che è un ragazzo molto giovane e deve impegnarsi moltissimo, confesso che c’è stato un confronto tra me e lui per motivarlo e a Cagliari ha risposto alla grande. Ci auguriamo che già da quest’anno possa essere un fattore e possa incidere durante le partite.

Quando si vince salgono tutti sul carro dei vincitori, ma alle prime difficoltà arrivano puntuali le critiche, a volte anche pesanti. Dopo le due vittorie al PalaCalafiore era una super Viola, dopo la sconfitta di Cagliari, la squadra è stata costruita male e non gioca bene.

Le critiche sono legittime, è giusto che i tifosi esprimano di pancia le proprie considerazioni. Ritengo che nell’arco delle trenta partite questa squadra così come è stata costruita possa dare delle ottime risposte, è chiaro che questo girone è molto equilibrato, vincere in casa fa la differenza, ma è fondamentale conquistare punti in trasferta. Siamo ancora in una fase di crescita, stiamo cercando di capire quali sono gli obiettivi che concretamente ci possiamo dare, la nostra squadra può competere contro chiunque e siamo fiduciosi per il futuro.

Un giudizio sui due americani, come si stanno comportando?

Chris Roberts è uno dei più grandi talenti cestistici che io abbia visto negli ultimi quindici anni, ha delle caratteristiche importanti che spesso non si vedono sul parquet, si nota di più quando salta, non si dà peso invece ai suoi recuperi e alla grandissima difesa che ha sull’uomo, è un leader, non forza mai un tiro ed è sempre utile ai compagni. Anche Aj Pacher, un grande talento che fino ad oggi per quello che esprime la squadra è stato messo poco in condizione di esprimere al meglio il proprio gioco, è un buon tiratore dalla lunga e può attaccare il ferro dal primo palleggio, spesso lo abbiamo visto invece in posizione di post a tentare il gancio, dovremmo cercare di metterlo nelle migliori condizioni di esprimersi.

Inevitabile chiederti come va il rapporto con i tifosi…

E’ stato fissato un incontro tra la società e i tifosi. Vogliamo avere un dialogo, non cerchiamo assolutamente lo scontro e nessuna presa di posizione nei confronti di nessuno, era così prima e lo sarà anche adesso. Mi auguro che ci siano toni e modi per chiarire questa situazione, tutti remiamo nella stessa direzione, tutti sacrifichiamo la nostra vita per questa maglia. Quando c’è un intento comune come questo non si può non trovare un accordo per spingere la nostra squadra.

Parliamo invece di un aspetto che si nota meno, al di là dei risultati ottenuti sul parquet, quest’anno la società è molto più compatta rispetto agli ultimi anni, è questo il vero punto di forza della Viola?

Non siamo arrivati fin qui a caso, abbiamo patito le pene dell’inferno, ma abbiamo lavorato tantissimo, un lavoro che non è visibile, non è popolare, ma sicuramente molto efficace che ci ha permesso oggi di avere determinate certezze per raggiungere un certo equilibrio. Abbiamo creato un’organizzazione e una struttura societaria basata sull’effettiva compattezza e su un’operatività che è migliorata tantissimo, oggi le disponibilità economiche sono più rassicuranti, tutta la struttura organizzativa, di marketing e comunicazione è migliorata attraverso figure selezionate di grandissima professionalità e disponibilità, questo fa tutta la differenza. La Viola oggi è un gruppo unito, dal presidente fino all’ultimo dei mohicani, dai giovanissimi Stepanovic e Scialabba all’organizzazione di Peppe Murano, ai collaboratori esterni come Pasquale Vazzana. C’è un ambiente speciale quest’anno e sono convinto che possa fare la differenza e mi auguro che venga percepito da tutti.

Una domanda che potrebbe essere banale, ma non credo lo sia. Cos’è la Viola per Raffaele Monastero?

Non ho pudore nel dirlo, per me la Viola è un atto d’amore, rappresenta l’eccellenza di Reggio. E’ l’anima dei reggini e della città, mi sento legato a questi colori da un sentimento molto forte che mi ha spinto a dedicarmi e a impiegare tutte le mie energie per il bene di questa società. La mia famiglia vede i tanti sacrifici emozionali, personali e finanziari che faccio, inevitabilmente coinvolgo anche loro, mi confronto spesso con i miei due figli di undici e quattordici anni e mia moglie. Ho queste radici come le avete tutti voi, uno dei miei figli è nato a Reggio Calabria, non gli lascerò palazzi o soldi, ma l’amore che ho verso le mie origini. Nasco con questo DNA e so che il DNA della Viola appartiene alla gente, io sono la gente e spero di essere degno di questi colori.