A sentirlo parlare ci sono pochi dubbi sulla sua provenienza: l’accento cosentino non lo ha mai perso, anche se di strada da quando è partito dai dilettanti calabresi di strada ne ha fatta. Più che un idioma il suo “parlare” è quasi un vessillo da portare con orgoglio, perchè lui è davvero un esempio per tutta la Calabria. Uno che partendo dalla periferia di tutto si è preso il top: il Milan. Non esattamente una manna dal cielo l’approdo in rossonero: il suo percorso è stato lungo, un vero e proprio “cursus honorum” dove ogni step è stato superato all’insegna di un successo dopo l’altro. I grandi obiettivi centranti con Acri,e Rende e Cosenza sembrano lontani, ma sono la base su cui ha costruito il presente. Oggi il Milan ha scelto di tornare protagonista sul mercato e lo ha fatto avvalendosi della collaborazione di colui che è stato a lungo il capo-osservatore dell’Inter.
E lui la ‘calabresità‘ l’ha saputa fare diventare una carta a suo favore: come quando non si è fatto problemi ad affrontare a muso duro uno come Raiola. Mirabelli, inoltre, è riuscito a diventare una sorta di idolo per i tifosi rossoneri, grazie alla capacità di mettere a segno dei grandi colpi che, dalle parti di Milanello, non si vedevano da tempo immemore.
Merito, anche, di una proprietà cinese che ha fatto finire il tempo dei parametri zero e degli affari “last minute”.
Ha innescato un nuovo “modus operandi”, abbandonando l’era delle trattative fatte nei ristoranti o nella segretezza di una stanza d’albergo.
Il Milan, adesso, opera alla luce del sole e quando vuole qualcuno lo prende.
E al timone c’è un calabrese.