Curve, ultrà, genitori, figli, oratori. Tanti i temi toccati dal Presidente del CSI Reggio Calabria, Paolo Cicciù, intervenuto in diretta su Rai Sport 1, all’interno del programma “Pomeriggio da Campioni”. « Non più stadi vuoti, non più violenza, – esordisce Paolo Cicciù. presidente provinciale CSI –  ma non solo Daspo. “Illuminiamo le curve”: riportiamo genitori e figli in curva. Partiamo da un accordo siglato con la Lega Pro e l’obiettivo è coinvolgere, su tutto il territorio nazionale, circa 50.000 famiglie ».

Cuore dell’iniziativa è il rapporto tra genitori e figli: riscoprire questo connubio legato alla presenza allo stadio per illuminare le curve. « Abbiamo – prosegue Ciccù –  lanciato un idea: avviare i lavori del Forum nazionale “Genitori a bordo campo”; ci siamo resi conto che abbiamo un emergenza nei percorsi educativi. Molti genitori perdono di vista l’essenza della pratica motoria dei propri figli e tendono a proiettare le proprie insoddisfazioni e i loro sogni sportivi senza interessarsi di ciò che realmente i bambini vogliono. Il “bordo campo” dovrebbe essere un circolo virtuoso di emozioni positive nel rapporto tra genitori e figli, anche se spesso trasforma mamme e papà in irriducibili ultras che inveiscono contro gli avversari, contro l’arbitro, contro i propri bambini stessi ».

Un progetto che nasce da un analisi attenta dei bisogni e che purtroppo si ripropone con argomento centrale in occasione degli ultimi fatti di cronaca. « Dopo Napoli – Fiorentina si è subito lanciato l’allarme; apprendo che il Ministro Alfano – intervenendo in diretta a “Pomeriggio da Campioni” – sta predisponendo un piano speciale rispetto all’ordine pubblico, proponendo il Daspo a vita. Però credo che si debba spostare l’attenzione su un altro aspetto: quello culturale. Bisogna riproporre quel sano rapporto della domenica pomeriggio dove papà e figlio vanno insieme allo stadio e vivono la passione per la squadra della propria Città. Spesso quando le Curve vengono chiuse, si catapultano dei ragazzini che, come capitato allo Juventus Stadium in questa stagione, emulano gli ultras e cantano cori improponibili ».

Una discrasia tra le iniziative istituzionali e le necessità di “cambiamento culturale” che va colmato, partendo proprio dall’emergenza in merito all’ordine pubblico, quel girone sud della Lega Pro. « Mi chiedo: il disporre dei cordoni di sicurezza senza puntare decisamente su una partecipazione attiva ad una festa, qual è lo Sport. Pensiamo a misure preventive; noi – sottolinea Cicciù – lanciamo una sfida chiarissima: vogliamo traslare gli spazi educativi degli oratori all’interno dello stadio. E lo facciamo partendo da quel girone della Lega Pro che è già al vaglio di Questori e Prefetti per motivi di sicurezza vista la moltitudine di derby e di avversità tra le tifoserie. Faccio un esempio chiarissimo: se l’idea è che, quando il Messina verrà a Reggio a giocare la stracittadina dello Stretto, si debbano predisporre piani straordinari per evitare lo scontro, allora abbiamo perso tutti, prima ancora di giocare. Perché allora non si pensino che ad “invadere” le curve siano i ragazzini, con i genitori, gli educatori e gli insegnanti? Chi l’ha detto che le curve sono ad esclusivo appannaggio degli ultrà? »

Nel corso dell’intervista, è emerso anche il dato relativo all’infiltrazione delle criminalità organizzate tra il tifo organizzato e lo sport dilettantistico; « esiste un idea: la criminalità “piazza” alcuni uomini all’interno dei “capi” delle Curve e questo lo indica anche un attività investigativa della Digos; esiste anche un’altra realtà, – si sofferma il Presidente provinciale del CSI Reggio Calabria – certificata da diverse indagini arrivate a giudizio, che mette in evidenza come la ‘ndrangheta gestisca direttamente diverse squadre dilettantistiche. Questo è il contesto in cui il calcio è ingabbiato e non si può fare finta di niente: io credo che dobbiamo porci un obiettivo. Dobbiamo creare i nuovi ultrà, che dalla gradinata assieme ai genitori possano passare alla curva con gli amici, con lo stesso spirito di lealtà e di rispetto delle regole ».

Durante l’intervento in diretta Rai, Paolo Cicciù, ha rilanciato la sfida educativa del progetto PRO Educational Sport« Tutto funziona a cascata, per questo abbiamo deciso di partire dalla Lega Pro dove gli interessi economici sono meno imponenti. In questi giorni 11 fra calciatori e dirigenti sono stati radiati col Daspo per una rissa: dobbiamo avere coraggio di “smontare” questa subcultura. Qui – chiosa Cicciù –  dobbiamo decidere da che parte stare. Io da genitore, prima ancora che da dirigente sportivo, voglio poter vivere il momento dello stadio come un emozione continua con mio figlio. Però io oggi questo non lo posso fare perché quest’anno, nonostante avessi un accordo con la Reggina Calcio, non ho potuto mandare i ragazzini di un oratorio al derby col Crotone perché dalla parrocchia mi hanno sconsigliato questo “rischio”. E questo accade a Reggio Calabria come a Bergamo: è ancora possibile? »

Sollecitato dallo studio, Cicciù ha concluso parlando di nuovi spazi educativi: « l’oratorio va riscoperto: le parrocchie sono rimasti quei pochi avamposti di legalità sul territorio. Bisogna promuovere un nuova socialità, oltre i social network, i videogames, ma anche lo sballo e la strada, nel senso più abietto del termine. Papa Francesco – conclude Paolo Cicciù – ci richiama alla responsabilità: lo Sport è imitazione, impegniamoci ad essere testimoni credibili ».